Pistoia, 13 febbraio 2018 - Sono già nove  i casi di morbillo registrati a Pistoia dall’inizio dell’anno, a fronte di un solo caso nella provincia di Prato. Numeri importanti, 26 casi registrati nel 2017, e che hanno spinto l’Asl Toscana Centro a lanciare un nuovo appello per invitare le famiglie a vaccinare i bambini. Ne parliamo con la dottoressa Patrizia Beacci, della segreteria Fimp (medici pediatri).

Dottoressa, dieci casi dall’inizio dell’anno e 26 nel 2017, si può parlare di epidemia?

«No, ma di allarme sì, sono i numeri a dircelo: per questo, abbiamo il dovere di analizzarli, per capire che cosa sta accadendo. Dei 26 casi registrati nel 2017, infatti, sappiamo che 10 sono riferiti a bimbi nella fascia di età dai 0 ai 14 anni, un caso nella fascia dai 15 ai 24 anni, mentre gli altri 15 erano compresi fra i 25 ai 64 anni, nessun caso è stato registrato tra gli over 65. Questo vuol dire che almeno 11 casi sarebbero stati prevenuti dalla vaccinazione, se questa fosse stata somministrata. Inoltre, dall’inizio dell’anno possiamo contare altri nove casi nell’area pistoiese, a fronte di uno solo registrato nella provincia di Prato».

Come spiega il «picco pistoiese» rispetto alla vicina Prato?

«Si può solo ipotizzare, ma è appunto una ipotesi, che a Pistoia ci sia una piccola ma significativamente maggiore sfiducia nell’efficacia dei vaccini o nella loro opportunità. Il numero di casi di morbillo, infatti, è proporzionale alla copertura vaccinale».

Che cosa sappiamo della diffusione del virus al livello nazionale?

«I numeri che abbiamo parlano da soli: nel 2017 (fonte Ministero della Salute), in Italia ci sono stati 4.991 casi registrati a fronte degli 865 casi nel 2016. Di questi, 1.289 interessano la fascia di età dai 0 ai 14 anni, quindi un 25,8%. Questo vuol dire che la diffusione del virus si è quintuplicata. In Toscana, abbiamo avuto la stessa crescita esponenziale, perché siamo passati dai 20 casi del 2016 a 370 nel 2017. Infatti la Toscana è una delle otto regioni più colpite dal virus. Pistoia supera la stessa media nazionale, perché nella fascia di età dai 0 ai 14 anni, registra 10 casi, pari al 38,4%. Un altro dato: sui 4.991 casi registrati a livello nazionale ci sono stati 4 decessi e, sempre in base alle stime del Ministero, di questi quasi 5mila contagiati, sappiamo che il 95% dei soggetti o non era vaccinato o non aveva ricevuto la seconda dose».

Dunque, si può morire di morbillo?

«La mortalità è sull’1/3% : il fatto è che l’infezione si sta spostando verso fasce di popolazione in cui sono più frequenti le complicanze, che aumentano se il sistema immunitario è già debilitato da altre malattie, pensiamo all’influenza. La vaccinazione dei bambini infatti avrebbe un effetto protettivo su tutta la popolazione. Le complicanze del morbillo sono l’otite, la broncopolmonite, diarrea e l’encefalite (un caso su mille), spesso con esiti permanenti».