San Marcello Piteglio (Pistoia), 6 dicembre 2017 – Una cerimonia molto partecipata e ricca di commozione quella che nella mattinata di ieri, martedì 5 dicembre, ha accompagnato l’intitolazione del piazzale della scuola media "Fucini" al preside Antonio Celesti, scomparso nel 2004. Tantissime le persone, con la presenza o tramite lettere e messaggi, hanno manifestato vicinanza e affetto alla moglie Rosita e alla figlia Maura Celesti, insegnate di inglese al liceo di San Marcello.

Un uomo molto stimato, dal carattere rigoroso e che dava poca confidenza, ma giusto, premuroso e cordiale, che per molti anni diresse la scuola di avviamento e poi la media di San Marcello, lasciando un’impronta indelebile nella comunità. Oltre alle autorità, hanno preso la parola alcune persone che hanno vissuto un periodo a stretto contatto con lui. “Il professor Celesti – ha detto Sauro Romagnani, già allievo e poi collaboratore del preside Antonio- non ci insegnava solo la Fisica. Ci insegnava la serietà dell’impegno, la costanza dello studio. Ci ha insegnato ad essere uomini”. Toccante la testimonianza della professoressa Gabriella Aschieri, che conobbe il preside già da studentessa, quando le dava un passaggio sulla sua Bianchina assieme alla moglie Rosita, aiutandola a non arrivare tardi a scuola a Pistoia. Anche Antonio Orsucci l’ha ricordato con una affettuosa lettera.

Antonio Celesti, nato a Messina nel 1921, dopo aver vissuto le atrocità della guerra, da soldato e prigioniero nel Nord Africa, cosa che gli valse anche una Croce di guerra  al valor militare, si laureò in Chimica e nel ’50 arrivò a San Marcello per insegnare alla scuola di avviamento industriale. Presto fu incaricato della direzione, che ricoprì per molti anni; poi, avendo vinto svariati concorsi per preside, gli fu chiesto di riorganizzare la nuova scuola media unificata di San Marcello, che diresse fino alla pensione. Una volta a riposo, dette sfogo al suo estro pittorico, dipingendo anche molti personaggi locali. Nell’86 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.

L’impostazione della scuola oggi è cambiata. “Allora insegnare era una vera e propria missione – ha ricordato Carlo Rai, dirigente dell’omnicomprensivo montano – ed essendoci molti meno adempimenti burocratici, il preside poteva dedicarsi a conoscere uno per uno gli alunni, cercando di stimolarli nello studio, se c’era bisogno”. Ma da ora in poi nel villaggio scolastico di San Marcello sarà “scritto” il nome di un uomo che “ha saputo seminare civiltà e ingegno – ha detto il sindaco Luca Marmo, affiancato dall’assessore Verusca Bianchi - valori che ancora oggi sono la linfa della nostra comunità e nei quali il preside Celesti continua a vivere”.

Toccante il gesto degli studenti della 5° liceo, i quali hanno lanciato verso il cielo due lanterne cinesi, che, come hanno scritto in un biglietto rivolto alla loro insegnante Maura, “rappresentano lei e suo padre che voleranno sempre uniti e complici”. “Ho vissuto con grande tensione e commozione i giorni precedenti a questo cerimonia – commenta Maura Celesti – acutizzando struggenti ricordi, poiché ero molto legata a mio padre. Ma oltre alla grande nostalgia, questa grande dimostrazione di affetto e stima, ha rafforzato in me l’orgoglio di figlia”.