Pistoia, 11 settembre 2017 - Un ultimo bellissimo gesto di umanità. «Perché lui era generoso con tutti». La famiglia di Johnny Cicco, il ragazzo quarratino di 26 anni stroncato da un malore sabato mattina, mentre cercava di raggiungere in auto l’ospedale, ha comunicato che saranno donate le sue cornee. Dal punto di vista medico, sarà l’autopsia (che sarà effettuata nei prossimi giorni) a chiarire le cause della morte del ragazzo. Una spiegazione medica necessaria e attesa dai parenti del giovane, stretti attorno al dolore della mamma Giusy, del babbo Antonio e della compagna Ramona, che da ieri si è trasferita nella casa della madre del ragazzo.

«Mio nipote era una roccia, forte e determinato – racconta lo zio Giuseppe Cicco, che vive anche lui a Quarrata – La sua morte ci ha travolti tutti. Ora il mio pensiero va soprattutto a sua madre Giusy, che dopo la tragedia è stata ricoverata in ospedale per un malore». «Lei e Johnny erano legatissimi – spiega la cugina Martina – Insieme avevano tirato su il ristorante «I golosi» in San Baronto dove lavorava anche la sua fidanzata e che va molto bene. Per Johnny era un orgoglio essere riuscito a diventare anche imprenditore, dopo aver lavorato come pizzaiolo in tanti posti». Tra questi anche la catena Rosso Pomodoro a Prato, dove il titolare lo ricorda come un ragazzo esemplare.

Sabato mattina, raccontano gli zii, Johnny aveva deciso di andare a fare un controllo in ospedale perché il dolore che aveva avvertito la sera prima era ritornato più forte. Insieme a lui c’era la compagna Ramona, ma aveva voluto con sé anche la mamma Giusy, per questo erano passati a prenderla.

«Per mia cognata – racconta lo zio Giuseppe – vedere il figlio morire è stato uno choc». «Impossibile prevedere una cosa del genere – spiega la cugina Martina – Johnny aveva fatto dei controlli qualche settimana fa (e non il giorno prima, come erroneamente riportato sul giornale di domenica, ndr). Altre volte aveva sentito un dolorino al petto, ma mai nulla che potesse far presagire una tragedia del genere. Venerdì le prime avvisaglie ma ha voluto aspettare a casa: non voleva dare fastidio».