Pistoia, 15 luglio 2017 - La cartiera di San Felice chiude i battenti. I 42 dipendenti sono destinati a perdere il lavoro. Se ne va un pezzo di storia industriale della città. Le difficoltà erano conclamate da tempo, ma la notizia giunge come un fulmine a ciel sereno con la decisione dei proprietari, la famiglia Carrara, di non recepire, almeno per il momento, i possibili percorsi alternativi proposti dai rappresentanti dei lavoratori. La comunicazione ufficiale è arrivata nel pomeriggio di ieri, al termine dell’incontro alla sede di Confindustria Toscana Nord fra la proprietà della Cartiera san Felice Spa, i rappresentanti sindacali aziendali e le organizzazioni sindacali territoriali.

 

I titolari dell’azienda hanno ripercorso le tappe del «difficile tentativo di preservare produzione e lavorazione nella sede di Piteccio: un percorso che – hanno sottolineato – dura da dieci anni. Le difficoltà sono dovute alla crisi dei mercati di riferimento ed alla situazione economica generale, che – si continua a leggere nella nota firmata dal presidente, Alessandro Carrara – ha determinato una diffusa diminuzione dei consumi». DALLA SOCIETÀ si sottolinea che «nonostante l’importante piano di investimenti sostenuto dalla proprietà per arginare il calo di commesse, l’andamento aziendale ha continuato a registrare forti perdite, e anche il ricorso agli ammortizzatori sociali, ai contratti di solidarietà, al pensionamento o alla volontaria uscita dall’azienda di personale dipendente, non ha avuto gli effetti sperati».

 

Queste le ragioni ufficiali per cui ieri, i rappresentanti della Cartiera San Felice hanno comunicato l’attivazione della procedura di mobilità per la totalità dei dipendenti, «in attesa che venga presa una decisione definitiva in merito alla cessazione dell’attività». Una decisione che metterà la parola fine a un’attività nata nei primi anni ’60. Fu la seconda cartiera dei Carrara, dopo l’apertura di Pietrabuona a Pescia. A San Felice vengono prodotte soprattutto cartoni per scatole da scarpe: ormai da diversi anni – è stato spiegato – questa non è più la specializzazione prevalente dell’impero della famiglia pistoiese, molto conosciuta anche per l’impegno nel mondo del basket.

 

Gli ultimi anni sono stati tutti in salita per proprietà e dipendenti fino ad arrivare al 2015 quando 25 persone vennero messe in mobilità. Nello stesso periodo furono effettuati alcuni investimenti in macchinari, ma il commercio che si concentrava sia in Italia che all’estero non avrebbe tratto i benefici inizialmente sperati. Di fronte alle difficoltà, negli ultimi mesi erano stati attivati contratti di solidarietà per tutti i dipendenti, nella netta maggioranza dei casi operai. La scadenza naturale sarebbe dovuta arrivare con ottobre. Ma – dicono i sindacalisti – anche la richiesta di rinviare la chiusura a quel periodo, è stata respinta.