Pistoia, 3 giugno 2014 - MAGARI è stato un tentativo «goffo e mal riuscito» per fronteggiare i problemi economici della piccola comunità, ma resta il problema di fondo, e cioè del rapporto delle Chiesa, e dei credenti, con il denaro. Questo, in sintesi, il senso dell’intervento di un dei parroci pistoiesi più impegnati sul fronte del dialogo, dell’accoglienza e della solidarietà, don Massimo Biancalani, parroco di Ramini-Bonelle e di Vicofaro, che ci scrive dopo la bufera che ha investito don Valerio Mazzola, parroco di Villa di Baggio. Il caso, ovviamente, è quello delle «tariffe» per tutti i sacramenti affisse fuori dalla chiesa e che sono oggetto di una lettera (non firmata) spedita da un gruppo di parrocchiani a Papa Francesco. «Ho seguito — ci scrive don Biancalani — la discussione riportata dei giornali locali in merito all’iniziativa di don Mazzola di esporre nella propria chiesa un avviso con l’indicazione di costi relativi alle varie celebrazioni liturgiche.

«ESPRIMO ANCH’IO la mia totale contrarietà e disapprovazione nei confronti dell’iniziativa del mio confratello don Valerio, e spero che, quell’iniziativa, sia soltanto un tentativo, goffo e mal riuscito, di far fronte forse a problemi economici della sua comunità. Giustamente, è stato detto, non si mettono tariffe sui sacramenti!
«E’ vero — rileva don Massimo —, ma secondo me dovremmo dire di più, non dimenticandoci, e qui voglio portare il mio contributo, che tutta la chiesa è un sacramento! E allora, se non vogliamo cadere in forme più o meno malcelate di ipocrisia, dovremmo fare una riflessione più profonda che riguardi il rapporto di tutta la chiesa con le ricchezze e i “beni materiali” ed evitare di rifugiarci in soluzioni “estrinseche” delle cassettine delle offerte messe in chiesa o delle buste chiuse fatte arrivare in sagrestia, che forse rappresentano un modo più elegante di legare i contributi economici alla pratica religiosa, ma che non risolvono il problema al fondo: quello del rapporto della Chiesa, dei suoi ministri e direi di tutti i credenti con il denaro.
«Un problema — osserva il parroco — sempre più urgente, Papa Francesco ce lo ricorda continuamente: “quanto vorrei una chiesa povera e dei poveri”. La Chiesa deve dare segni completamente nuovi di rottura con ogni forma di potere, in primis con la ricchezza. Tanto più in una società dove assistiamo a gravi forme di impoverimento, senza dimenticare i disperati del mondo che, fuggendo dalle guerre e dalla povertà più estrema, vengono a cercare speranza. Gesù ha indicato come prima delle Beatitudini la povertà e la Chiesa ne deve essere la prima testimone, se non vuole svuotare il messaggio evangelico.

«DOBBIAMO tutti — conclude don Massimo — imparare ad ascoltare le sollecitazioni che lo Spirito non fa mancare e compiere gesti concreti e significativi di distacco dai beni materiali e di testimonianza dello spirito di povertà vissuto e richiesto da Gesù per chi vuol essere suo discepolo.».

L.A.