In tempi difficili riappare il riuso. Ecco gli ultimi professionisti rimasti
Pistoia, 7 febbraio 2012 - FUORI VECCHI VESTITI, scarponi polverosi e abiti anni ’80. Qualcuno li chiama pezzi «vintage», altri invece lo chiamano semplicemente risparmio: la crisi si aggira anche così, svuotando le soffitte e regalando nuova vita a capi e accessori rinvenuti da cassetti dimenticati. Prossimo passo, di certo molto simile a un’impresa, trovare un calzolaio o una sarta per dare un’aggiustatina ai capi in questione. «Da cinquanta che eravamo a Pistoia — racconta amareggiato Vinicio Sforzi, storico calzolaio de «La veloce» in via dell’Anguillara — siamo rimasti in tre e i tempi d’oro sono trascorsi da un pezzo. Ormai, le scarpe che meglio si prestano alla riparazione, ovvero le classiche, non si portano più un granché, così anche del calzolaio non c’è più così bisogno». Poco più in là, da «Tiziano» in via del Can Bianco ci parlano di una tendenza alla riparazione in aumento. «Abbiamo trattato anche scarpe vecchie di vent’anni — spiegano Tiziano e Franco Galigani — e questo è senza dubbio il segnale che la gente ha smesso di buttare le cose. Al cambio di stagione poi succede spesso che ci portino sacchettate di scarpe da sistemare, alcune anche di pessima qualità. Si cerca sempre di fare il possibile, ma su calzature nuove, comprate magari al mercato, finisce che quasi può costare più la riparazione della scarpa stessa». Ma «quando è crisi, è crisi per tutti», come spiega Giorgio Bertocci de «La bottega del calzolaio» di via Puccini, «anche se l’abitudine a riparare è continua e la moda del vintage, specie tra i più giovani, aiuta a far rinascere vecchie scarpe». Ha un’altra idea Alevtina Moim, sarta di origine russe titolare di «Unica dama» in via Bracciolini: «Un po’ sarà la moda, ma un po’ di certo è anche la crisi — dice — e dal 2010 devo dire che aggiustature e riparazioni sugli abiti sono aumentate sensibilmente. Arriva di tutto, dal pezzo di qualità a quello di mercato, ma anche qui a volte si rischia di spendere più per un orlo che per il capo stesso».
CHE L’ATTEGGIAMENTO dei clienti sia cambiato ce lo confermano anche da «Presidio» di via del Presto, negozio di sartoria e articoli militari: «Qualche anno fa — ricorda Nicola Barbarito — i clienti pagavano magari con cinque euro e se avanzavano degli spiccioli succedeva anche che ce li lasciassero e ci offrissero un caffè. Ora, oltre a chiedere aggiustature persone che prima non frequentavano il negozio, molti, anche insospettabili, vengono con i soldi contati ed è possibile che vogliano trattare sul prezzo. Ma quando si offre un lavoro veloce e ben fatto come può essere un orlo, andare sotto i tre euro e cinquanta ci rimane davvero difficile». Tempi bui anche per gli arrotini, mestiere che continua a esercitare scarso appeal sui giovani: «Il rammarico è che la qualità non sia più considerata come una volta — spiega Franco Trinci, arrotino di piazza Leonardo da Vinci — e l’elevata concorrenza ci penalizza non poco. Fortuna che ancora macellai e sartorie, e in generale chi professionalmente lavora con le lame, hanno bisogno di noi».
di LINDA MEONI