"C’è qualcuno che ha deciso di salvarmi la vita — ha detto un trapiantato — a prescindere che fossi italiano, marocchino, cristiano o musulmano"
Pistoia, 31 gennaio 2012 - Sono le storie delle persone tornate alla vita grazie al trapianto di cuore e di polmone il momento più toccante del convegno sulla donazione degli organi che è stato organizzato dall’Aido di Montale alla villa Smilea di Montale. Hicham Benbarfk, trentenne di origine marocchina, stilista di abbigliamento residente a Firenze, ha ringraziato la famiglia dello sconosciuto donatore del cuore che gli batte nel petto: «C’è qualcuno che ha deciso di salvarmi la vita — ha detto — a prescindere che fossi italiano, marocchino, cristiano o musulmano.
Potevano scegliere e hanno detto di sì. Ora io mi sento anche italiano al di là dei fogli di carta. Il 31 luglio sono stato operato al centro trapianti di Siena e da allora sono rinato ed ho trovato un nuovo padre, il dottor Massimo Maccherini, il chirurgo che mi ha impiantato il nuovo cuore». Un anno fa i medici dissero a Hicham che il suo cuore non poteva durare a lungo. Il 30 luglio scorso la chiamata da Siena e 25 giorni il ritorno a casa e una girata di sette chilometri in bicicletta, nuovo inizio di una vita «diventata eccezionalmente bella».
Altrettanto commovente la testimonianza di Serena Panfi, 28enne di Grosseto, impiegata alla Banca della Maremma, che respira con un polmone nuovo impiantato le sempre a Siena, il 10 dicembre scorso, dal dottor Luca Voltolini. «E’ stata la voglia di costruire una famiglia a sostenermi — racconta Serena — nella fase stressante dell’attesa del trapianto. Prima dell’operazione mi sono sposata in comune con Stefano e l’anno prossimo ci sposeremo in chiesa. Fino all’età di 25 anni sono stata bene poi sono iniziati i disturbi, tosse, febbre, infezioni e la diagnosi di una fibrosi cistica. Il 9 dicembre scorso la chiamata da Siena e ora sto bene. La prima cosa che ho fatto una volta tornata a casa è stata una bella passeggiata sulla spiaggia».
C’era anche un pistoiese, tra i trapiantati presenti al convegno, Fabrizio Magnani, pensionato di 69 anni, che il 22 gennaio scorso ha celebrato i primi dieci anni di vita col cuore nuovo. «E’ più che un compleanno — dice Fabrizio — perché io nel 2002, dopo 15 mesi di attesa in ospedale non ne potevo proprio più e volevo che finisse in qualsiasi modo. Il frate di Careggi mi aveva dato l’estrema unzione. Poi c’è stato il trapianto fatto dal dottor Maccherini e la mia vita è ricominciata. Devo stare un po’ controllato, ma con mia moglie Graziella sono ritornato a fare una passeggiata a Porta Franca come ai vecchi tempi». Al convegno di Montale hanno partecipato come relatori i chirurghi Massimo Maccherini e Carlo Voltolini e il coordinatore di donazioni e trapianti dell’Als 3 Eufrasio Girardi. Hanno introdotto i lavori il presidente dell’Aido regionale Umberto Biagi e dell’Aido di Montale Marco Tempestini.
Giacomo Bini