Lavoro, costi dell’amministrazione, burocrazia e servizi. Idee, proposte e personalità. A tu per tu con Samuele Bertinelli, Roberto Bartoli, Alberto Niccolai e CeciliaTurco
Pistoia, 28 gennaio 2012 - DOMANI il popolo del centrosinistra va alle sue urne. Per la prima volta, l’aspirante sindaco di Pistoia (e quello di Quarrata) non sarà scelto nelle segrete stanze delle segreterie ma da primarie di coalizione. A un giorno dalla scadenza, La Nazione ha organizzato un forum nella sua redazione, mettendo uno di fronte all’altro i quattro candidati su programmi, idee e propositi. Prima domanda per Roberto Bartoli, Samuele Bertinelli, Alberto Niccolai e Cecilia Turco la più semplice possibile. Ma, forse, anche la più importante. «Quali i primi tre provvedimenti che prenderebbe in caso di elezione a sindaco?». Ecco le risposte dei quattro candidati alle primarie del centrosinistra pistoiese.
SAMUELE BERTINELLI - «Priorità assoluta al lavoro. In questo quadro, la prima questione da affrontare sarà quella di AnsaldoBreda, perchè è evidente che Pistoia non può permettersi di perdere il suo principale stabilimento produttivo. In secondo luogo, la gestione del bilancio del Comune, con l’obiettivo di raggiungere il risanamento strutturale: primo passo, quello di razionalizzare la spesa, senza penalizzare i servizi. Anche la politica deve fare la sua parte in questo senso, pertanto diminuirò il numero degli assessori e i loro compensi. Ultimo punto: ripensare tutte le attività finora svolte dalla Circoscrizioni, mediante un provvedimento quadro che consenta di mantenere i presidi sul territorio per i servizi amministrativi».
CECILIA TURCO - «Il primo sarà un atto simbolico: visitare il carcere, in cui finora sono entrata soltanto come avvocato difensore. Quanto ai provvedimenti, penso a un progetto che faccia funzionare i servizi comunali, su tempi e capacità di risposte ai cittadini. Poi il lavoro, specie quello giovanile: il Comune dovrà essere di stimolo al sistema creditizio per piccole e medie imprese, e promuovere progetti finanziati dalla Comunità europea. Penso infine di riformulare lo Statuto nelle parti che riguardano la partecipazione, attraverso una consulta permanente del centro storico, la riorganizzazione del decentramento e dei rapporti con le periferie, e la costituzione di una cabina di regia sulle tematiche sociali».
ALBERTO NICCOLAI - «Primo passo, anche temporale, la costituzione della Giunta, nella quale vorrei tanti volti nuovi e un adeguato spazio per i giovani. Parallelamente penso a una riduzione del 20% del compenso degli amministratori e dei nominati nelle partecipate. E non perchè ritengo che gli assessori, che pure dovrebbero assicurare un obbligo di risultato, guadagnino troppo. Ma perchè in un periodo come l’attuale in cui si chiedono sacrifici, ritengo che la politica debba dare il buon esempio. Poi, da subito, attivazione immediata di un confronto con il mondo economico e del lavoro, per rilanciare l’economia pistoiese. Basta al modello degli osservatori: ne sono stati fatti anche troppi. Sarà la macchina comunale a doversi allineare alle esigenze delle imprese, snellendo la burocrazia. Infine un piano strutturale che possa favorire il recupero dei volumi esistenti nelle costruzioni e l’eliminazione dei vincoli eccessivi».
ROBERTO BARTOLI - «Per il buon governo della città serve anzitutto una riduzione del 20% degli emolumenti di sindaco e assessori e portare la Giunta da otto a cinque componenti. Il presidente del Consiglio comunale, dovrà poi essere scelto dalle opposizioni. E’ necessaria anche una riforma della macchina amministrativa: per questo riattribuirò gli incarichi dirigenziali partendo da urbanistica, lavori pubblici e impiantistica sportiva. Attuerò due nuovi regolamenti su partecipate e autocandidature, prevedendo l’impossibilità del passaggio fra società senza soluzione di continuità. Infine, per colmare il vuoto della cancellazione delle Circoscrizioni, penso a una divisione del territorio in aree e assemblee locali. Ma prima di tutto, darò un tetto a quei trenta pistoiesi che oggi non ce l’hanno».