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Ma nei terreni di pianura i pericoli sono cervi, daini e caprioli

Le «vittime»: le associazioni degli agricoltori: «Gli ungulati proliferano dove l’uomo se n’è andato» 

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Cervi

Pistoia, 2 aprile 2010 - Cervi e daini causano danni in pianura, i cinghiali in montagna. Ma mentre nel primo caso le attività colpite continuano ad essere ancora molte, nel secondo si è assistito ad una diminuzione. Lo dicono alcuni degli agricoltori che continuano a sostenere la necessità di interventi a salvaguardia delle loro attività, malgrado le misure prese negli ultimi anni. Non è un caso che proprio in questi giorni, l’Unione agricoltori sta effettuando un nuovo «censimento» dei danni degli ultimi mesi. «Sono ancora molto forti — afferma il direttore, Genunzio Giannoni (foto a sinistra) —. I problemi maggiori sono causati da cervi e daini che si muovono soprattutto nella zona di via Montalese, per esempio nella frazione di Santomato. La loro presenza è infatti più diffusa a ridosso delle abitazioni».

Sembrerà un paradosso, ma gli animali si muovono principalmente proprio laddove la presenza umana è maggiore. Quindi, al giorno d’oggi, più in pianura che sulla montagna. «Nelle zone abbandonate dall’uomo ci sono meno coltivazioni e meno puliture, e pertanto le bestie hanno più difficoltà a trovare da mangiare», spiega ancora Giannoni che specifica: «i tipi più diversi di attività, dal grano alla vite, vengono danneggiate. Anche quelle degli ulivi: questi alberi vengono sciupati e seccano anche a causa dello strofinamento delle corna dei cervi». Ciò non significa naturalmente che sulla montagna non ci siano coltivatori che lamentano danni. E che, talvolta, anche i cinghiali non diano qualche grattacapo. «Sono ancora presenti — dice ancora il direttore Unione agricoltori di Pistoia — ma in questi ultimi tempi abbiamo assistito ad un loro contenimento. E’ avvenuto ad esempio nel Padule, anche attraverso la caccia di selezione. In montagna meno, invece. Anche perchè l’attività venatoria è più difficile. E’ un po’ quello che succede in pianura, nelle zone abitate, dove per ovvi motivi non è possibile cacciare». «Sono stati registrati danni da diverse fattorie, ma anche da alcuni vivai, per esempio nella zona di Gello», ricorda Edoardo Chiti, presidente provinciale Confagricoltura.

«I capi abbattuti sono passati dai circa mille e 600 di due anni fa agli oltre 2mila dell’ultimo anno, ciò a testimonianza che la presenza degli animali è aumentata — commenta il direttore Coldiretti, rancesco Sossi (foto a destra). Adesso, con l’inizio della primavera e della stagione vegetativa, è necessario rafforzare il piano dei controlli, dato che la preoccupazione dei coltivatori è ancora molto alta», conclude Sossi. 


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