Il ricordo di Alfredo Martini: "Umle, intelligente, corretto ma non doveva rischiare"
"Lo avevo convocato cinque volte, avevo grande ammirazione per lui, quando correva, per la sua intelligenza, non solo per le sue doti atletiche"
Pistoia, 8 febbraio 2010 - Franco sorrideva sempre quando suonava il campanello di casa mia. Veniva a trovarmi due o tre volte a settimana. Era come un figlio per me, uno di famiglia. Entrava, ci mettevamo seduti in salotto, parlavamo di tutto. Ero un libro aperto per lui. Ci univa un grande affetto. Era stato uno dei miei ragazzi, in nazionale. Lo avevo convocato cinque volte, avevo grande ammirazione per lui, quando correva, per la sua intelligenza, non solo per le sue doti atletiche.
Una grande passione, la sua, per il ciclismo, ne sapeva assaporare anche la storia, la leggenda, non è un caso che sia stato uno dei re della Parigi-Roubaix, la classica più difficile, per questo la più amata da Franco. E ho sempre ammirato gli eroi della Roubaix. L’avevo visto in bici per la prima a quattordici anni, da allievo, sapevo che avrebbe fatto una grande carriera. Ma sapevo anche che sarebbe stato un ottimo commissario tecnico.
E così, molti anni dopo, quando mi chiesero di indicare una rosa di nomi per individuare il mio erede sull’ammiraglia azzurra, ai dirigenti federali ne feci uno solo. Il suo. Franco Ballerini. Aveva tutte le qualità giuste, e beveva ancora dalla stessa borraccia dei corridori. Con lui alla guida, abbiamo vinto altri quattro titoli mondiali e un oro olimpico. Bravo Franco, gli dicevo, ed era bello commuoversi insieme.
L’ultima volta che l’ho visto è stato proprio sabato mattina, a Salsomaggiore, eravamo lì per un convegno. Siamo stati insieme fino a mezzogiorno, poi lui è partito per Donoratico, per seguire una delle prime corse della stagione. Mi aveva parlato anche del rally. Glielo dicevo di smetterla, con le corse in auto. Franco, sono pericolose, bisogna rischiare troppo, gli ripetevo, ma erano una sua passione. Forse è stata l’unica volta in cui non mi ha dato ascolto.
Un abbraccio a tua moglie, un bacio ai tuoi figli.
Ti piango tanto, Franco mio.
