Il Comune lo ha convocato con un telegramma, ma lui non si presenterà. L'ex presidente arancione spiega i motivi per cui non ha accolto l'invito del primo cittadino a mostra ironico il telegramma che ha ricevuto dal Comune. "Sapevano tutto e hanno benedetto la trattativa per la cessione", afferma Braccialini
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Pistoia, 17 luglio 2009 - Mentre a Roma si dà per scontato il no al ricorso presentato dalla Pistoiese contro l’esclusione dal campionato decisa dalla Figc, Massimiliano Braccialini, presidente arancione fino al 18 giugno scorso, risponde no al sindaco Berti che lo ha convocato in Comune affinché spieghi come mai la Pistoiese si sia venuta a trovare in questa situazione, esclusa dal calcio professionistico e col rischio di scomparire del tutto.
Braccialini è stato convocato insieme all’attuale presidente arancione, Roberto Bortolotti. «Ma io non ci vado in consiglio comunale — dice Braccialini con il volto tirato, nervoso — non ho da chiarire nulla. Il Comune ha seguito passo passo la vicenda della Pistoiese, sapeva tutto. E ha benedetto la trattativa per la cessione. Basta andare a rileggersi i giornali di quei giorni, con il sindaco che si lascia andare anche ad elogi sul fatto che la società di Bortolotti (la Seam) è solida, con dichiarazioni soddisfatte (E’ finito un incubo, ce l’abbiamo fatta! e via dicendo...). Io ho la coscienza a posto — continua Braccialini — non ci ho lucrato con la Pistoiese, questo credo possano dirlo tutti. I problemi della Pistoiese dal 19 giugno in poi non li conosco, non ho più titoli in questa vicenda. E non mi sta bene finire sui giornali, tirato in ballo dall’amministrazione comunale, quando dal 19 giugno io sono fuori. Il Comune, il sindaco, hanno seguito tutto, sapevano...».
Braccialini si ferma un attimo. Quindi prende una busta sulla scrivania, la solleva: «Questo è il telegramma che mi è arrivato stamani (ieri ndr) alle 7.46 in cui mi viene detto della convocazione in Comune. Ma scusate, io ho un telefono, ho qui la mia sede...». Come dire: bastava poco per contattarmi. Quel telegramma non va giù a Braccialini: «Il Comune non ha fatto nulla per la Pistoiese e ora vengono a chiedere spiegazioni a Braccialini? Io credo proprio — prosegue — che sia un problema del Comune e di Biortolotti, ma non nostro. Noi abbiamo fatto tutto alla luce del sole. Se avessimo voluto fare le cose sporche non avremmo detto che non avremmo iscritto la Pistoiese al campionato... Sento dire che avrei ceduto una società decotta, destinata a fallire? Non è vero. La Pistoiese ha 300 mila euro di credito con la Lega e quando l’abbiamo lasciata noi aveva 900 mila euro di debiti. Sono cifre irrisorie nel calcio. Anche noi la rilevammo con i debiti. E fino al 30 settembre c’è in Lega una fideiussione garantita dal sottoscritto di oltre 200 mila euro, che vanno sommati ai 300 mila... Se si fa la differenza con i debiti ci si rende conto della cifra che resta, una cifra, ripeto, irrisoria nel calcio...»
«Il Pisa è sparito sotto il peso di milioni di euro, ma a Pisa su iniziativa del sindaco hanno trovato un paio di milioni in poco tempo. Qui a Pistoia non è stato fatto nulla e credo sia assurdo scomparire per qualche centinaio di migliaia di euro. O per una fideiussione di 100 mila euro, che poi significheranno 50 mila di garanzia reale, insomma poco più di un garage... Noi abbiamo cedutole quote della Pistoiese a un euro!! I soci di minoranza hanno rinunciato al diritto di prelazione. Allora oggi dico: leggo di cordate, cordatine e così via, ma se c’erano, perché non acquistare la Pistoiese con le quote a un euro, e un saldo negativo tra debiti e crediti, ripeto, irrisorio per il calcio? Forse, allora, a Pistoia il calcio interessa a pochi».
C’e’ chi chiede della trattativa con Bortolotti e se Braccialini sapeva chi era e se era affidabile. «Con noi — continua Braccialini — si era impegnato a iscrivere la Pistoiese al campionato e aveva promesso la domanda di ripescaggio. La Pistoiese sarebbe stata la prima candidata al ripescaggio. Sarà lui eventualmente a dover dare spiegazioni. Ma non accetto le prese di posizione del Comune nei miei confronti. Dal passaggio delle quote societarie in poi, Bortolotti sarà stato ricevuto minimo 5 volte dal Comune, non ultimo giovedì 8 luglio se no sbaglio. Credo abbia messo al corrente il Comune sui problemi legati alla fideiussione. Sono loro che dovranno dare spiegazioni, non io. C’è poi chi arriva a sospettare chissà quali trame: io ho conosciuto Bortolotti il 18 giugno. Ho ceduto la società a chi aveva alle spalle politici, tra l’altro della stessa linea di questa amministrazione, progetti, un organigramma già fatto, a chi era pronto a investire su Pistoia. Di tutto ciò era a conoscenza anche il Comune.
E poi continua: «A me Bortolotti ha fatto un’impressione positiva. Poi può darsi anche mi sia sbagliato sul suo conto, ma allora non sono stato il solo... Io ho dato mandato di cedere la Pistoiese l’11 giugno ai miei commercialisti. Il giovedì 18 c’è stato un incontro qui a Pistoia, c’erano Bortootti, i suoi commercialisti e i nostri. Loro hanno visionato le carte, l’impegno finanziario che occorreva. Il giorno dopo, cioè il 19 giugno, è stato definito il passaggio delle quote alla presenza di chi aveva il diritto alla prelazione, a un euro. E ora — si chiede polemico Braccialini — l’investimento da 800 mila euro per i tornelli chi lo paga? E i 135 mila euro di affitto per lo stadio chi lo pagherà nei dilettanti? Ma per me tutto questo è il passato. E non voglio più parlare del passato... Quanto ci ho rimesso con la Pistoiese? Sono affari miei. Quanto costa un anno di C1? Diciamo che l’affitto dello stadio incide per l’8-10%».
Stefano Vetusti
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