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PREMIO LEONCINO D'ORO

"Il centro è come un dipinto": l'elogio di Paolucci

La Brigata del Leoncino ha insignito del premio il noto critico d'arte Antonio Paolucci; inoltre ha deciso di inserire il suo nome nell'elenco dei grandi contemporanei. La manifestazione si è svolta nella Sala Maggiore del Comune alla presenza del sindaco Berti

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Pistoia, 27 ottobre 2008 - "Giungendo per la prima volta a Pistoia, a 29 anni, con l’incarico di ispettore alle Belle arti (peccato che oggi sia stata abbandonata quella definizione), lasciandomi alle spalle Firenze e Prato, restai colpito dall’iconografia di questa città. E pensai: ’Come sono saggi i cittadini di qui, che hanno coltivato i loro poderi a magnolie e cipressi e non a condomini". E’ una parte dell’autentico elogio a Pistoia che Antonio Paolucci ha donato ieri mattina in Sala Maggiore, un attimo prima di ricevere il Leoncino d’Oro che la 'Brigata' intitolata al monumento simbolo della città gli ha destinato, iscrivendo anche il suo nome nella serie dei grandissimi contemporanei insigniti del premio. Paolucci ha proseguito affermando che l’aspetto del centro di Pistoia ricorda "quello dei grandi dipinti dei santi, col paesaggio rurale in armonia con un centro punteggiato di torri e campanili". A proposito del campanile, Paolucci ha inserito quello di San Zeno fra le grandi 'meridiane' Che sorgono lungo in Valdarno, assieme a quelli di Giotto e di Pisa. "C’è stato un periodo - ha chiosato - in cui tutte le opzioni erano aperte. Alla fine, ha vinto Firenze, ma tutte le opzioni erano aperte".

 

Paolucci ha poi ricordato gli anni trascorsi a Pistoia da ispettore ('i più fruttuosi della mia carriera'), e i viaggi assieme ad Aurelio Amendola, che lo ascoltava nelle prime file, "Con Aurelio andavamo a Sambuca, a Pracchia, a San Marcello Pistoiese, Campotizzoro, Bardalone. Nella mia carriera non ho mai passato un’ora del mio lavoro senza divertirmi nel senso proprio del termine, di “seguire strade diverse”. E qui a Pistoia ancora di più".
Poi, Paolucci ha sollevato gli occhi alla Sala Maggiore pervasa dai bei colori 'di azzurro e di miele' regalati dalla magnifica giornata e ha citato le Residenze del Mati, gli scranni intagliati a grottesche sulla parete sinistra del salone, "restaurati con soldi pubblici quando ero ispettore qui". "Quegli scranni - ha detto rivolto al sindaco Berti che gli sedeva a fianco - rappresentano il governo di popolo di questa città". "Le Residenze del Mati, assieme al pulpito di Sant’Andrea rientrano fra le identità italiane", Le specificità di un paese dove basta varcare la sponda di un fiume per veder cambiati i caratteri delle donne, la parlata, le caratteristiche architettoniche".

 

Prima dell’elogio a Pistoia, c’è stato l’elogio a Paolucci svolto da Alfio del Serra (che - ha detto il premiato - è stato uno dei miei maestri di restauro") e da Cristina Acidini, e il saluto del sindaco Renzo Berti e del presidente di caripit Gabriele Zollo. Poi, la consegna da parte del presidente Lorenzo Pelamatti della riproduzione del Leoncino scolpita da Flavio Bartolozzi. "Lo terrò sul tavolo el mio studio" , ha rassicurato Paolucci. Un pezzo di Pistoia per sempre sotto i suoi occhi.










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