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IL CASO PAGANINI

E' distrutto ma felice: "Pensavo mi uccidessero"

E’ tornato stanco e provato. Ma Giuliano Paganini, 66 anni, l’agronomo di Pistoia che ha vissuto 75 giorni da incubo nel paese africano, ora è finalmente sereno

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Pistoia, 8 agosto 2008 - E’ tornato a casa poco prima delle 17. Era in macchina, insieme alla moglie Fulvia e alla figlia Valentina, scortato dalla polizia. E’ tornato stanco e provato, sia dalla lunga prigionia ma anche dal viaggio e dalla mattinata trascorsa a Roma, dove è stato ascoltato per un’ora e mezzo dai magistrati (Diana De Martino e Giancarlo Amato) che conducono le indagini sul suo sequestro in Somalia. Ma Giuliano Paganini, 66 anni, l’agronomo di origini triestine che ha vissuto 75 giorni da incubo nel paese africano, ora è finalmente felice e sereno.

 

Commovente l’abbraccio con moglie e figlia nella sala delle cerimonie dell’aeroporto di Fiumicino, dove l’uomo è atterrato da Nairobi dopo aver fatto scalo a Zurigo, intorno alle 10. Un abbraccio lungo, fra le lacrime, sotto lo sguardo del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. Giuliano Paganini non ha molta voglia di parlare, vuole riposare, vuole riprendersi al più presto da questa brutta storia che gli ha lasciato segni profondi nel fisico e nel morale. Non è stato maltrattato, nessuna violenza, ma ha perso più di venti chili e credeva di non rivedere più i suoi cari. In un’occasione i rapitori avrebbero anche detto: "Vi abbiamo scavato la fossa".

 

"Ci sono stati momenti - ha ammesso Paganini - in cui credevo che mi uccidessero, che non avrei più rivisto mia moglie e mia figlia". L’agronomo è stato tenuto prigioniero in una casa, chiuso in una stanza in compagnia degli altri due sequestrati, la siciliana Iolanda Occhipinti e il somalo Abderahman Yusuf Arale, di cui non si sa più nulla. "Per fortuna - ha continuato Giuliano - che c’erano loro nella stanza. Almeno potevamo scambiare qualche parola e farci coraggio a vicenda. I nostri rapitori ci davano pochissimo da mangiare, qualche ciotola di riso, e niente altro. Siamo stati tagliati fuori dal mondo, senza notizie, e le giornate così diventano terribilmente lunghe". Della sua prigionia ha detto poco altro. C’è anche il riserbo per le indagini in corso. Ha aggiunto solo che è stato bendato quando è stato portato nel nascondiglio e che lo hanno ribendato il giorno della liberazione, martedì scorso, quando è uscito dalla stanza. "Dopo aver viaggiato un po’ - ha rivelato - ad un certo punto mi è stata tolta la benda e un giovane di colore mi ha detto che ero libero".

 

Raggiunta l’ambasciata italiana di Nairobi, Giuliano Paganini è stato visitato da due medici. Le sue condizioni sono buone, ma è evidente il deperimento fisico. "Ora ci penserà mia moglie a rimettermi in forze", ha aggiunto riuscendo a sorridere. "L’avevo detto - gli ha fatto eco la signora Fulvia - che ci sarebbe stato bisogno di una bella iniezione di spaghetti. E poi ha assoluto bisogno di riposare e di dormire. Per un paio di giorni almeno non dovrà essere disturbato".

Luca Cecconi










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