Sempre più lunghe le liste per effettuare visite, esami, interventi. Per accorciare i tempi d'attesa arrivano le prime proposte. La Regione: Cup unico da Firenze a Pistoia e date fissate dal medico di famiglia
Pistoia, 1 agosto 2008 - Una piccola lettera pubblicata sul nostro giornale con la protesta di un paziente del Ceppo che si lamentava per i quattordici mesi necessari per ottenere una visita di controllo alla tiroide, ha offerto lo spunto ad altri lettori per ulteriori segnalazioni di lunghe attese per le visite. E hanno ispirato ai consiglieri regionali interrogazioni all’assessore Rossi sul 'caso-Pistoia' e a rappresentanti del sindacato interventi sul problema delle lunghe liste d’attesa nelle strutture pistoiesi. Ma qual è la vera situazione? "Chi protesta ha ragione - ammette Daniele Mannelli, dirigente medico della direzione sanitaria ospedaliera di Pistoia e responsabile del Cup, il centro unico di prenotazioni - inutile cercare di negare un problema che esiste ed è molto sentito sul piano sociale. E che ogni giorno si fa sempre più pressante. Compito dell’Asl non è rincorerre la domanda con la propria offerta. Piuttosto, di governare la domanda e assicurare un sistema equo". "Quanto a noi, siamo certi - continua Mannelli - che dall’organizzazione interna all’Asl non deriva nocumento per la salute dei cittadini".
Esistono tre gradi di di intervento, spiega Mannelli: il livello 'urgente' (paziente accompagnato al pronto soccorso in situazione di pericolo) , al quale viene risposto immediatamente (anche sequi scatta il problema delle attese nel reparto, più volte sotto accusa). C’è quindi un livello di 'priorità', legato a sospette patologie gravi, al quale si associano visite ed esami prescritti entro pochi giorni: da uno a un massimo di dieci. Infine, c’è il mare magnum degli interventi 'ordinari', di routine, per i quali non sussiste pericolo immediato per la salute del paziente e che vengono smaltiti nei tempi ben conosciuti e che suscitano proteste e reazioni scandalizzate. E non di rado ispirano fughe verso le strutture private dove, con qualche decina di euro e un po’ di fortuna, l’esame si ottiene anche all’indomani.
Ma perchè le attese si fanno sempre più lunghe e la tendenza non è mai all’accorciamento? Mannelli individua tre cause. "La prima è l’invecchiamento progressivo della popolazione e gli anziani sono, assieme ai bambini, i grandi 'clienti' delle strutture . Quindi, incide la transizione epidemiologica dei pazienti da acuti a cronici. Oggi quasi più nessuno muore d’infarto o ictus. È superata la logica binaria del muori o guarisci. Sopravvivendo si ha necessità di cure costanti, con forte insistenza sul sistema sanitario. La terza causa infine è rappresentata dal progresso tecnologico. Strumenti sempre nuovi consentono indagini sempre più raffinate, risolvendo numerosissimi problemi reali, ma anche ingenerando un fenomeno psicologico che induce i cittadini a richiedere test non sempre indispensabili".
Le soluzioni? Il piano regionale sanitario prevede il Cup unico per l’area vasta. Un solo numero telefonico cui rivolgersi dalle province di Firenze, Pistoia e Prato ricevendo un ventaglio di offerte: si potrà decidere di farsi visitare vicino a casa magari un po’ più tardi o avere un controllo più ravvicinato in un’altra città. "Ma il traguardo - speiga Mannelli - è l’esame o la visita specialistica prenotata direttamente dal medico di base, che accederà via computer all’agenda della struttura pubblica. Il medico sceglierà se attivare la corsia 'ordinaria' o quella delle priorità, magari accordanodsi con la struttura. Sono in corso trattative sindacali fra Regione e sindacati dei medici di base. Il traguardo potrebbe non essere lontano".
p.c.
'Oggetti e immagini nei racconti dell’800' è il titolo della mostra con foto d’epoca e testi di autori illustri aperta a palazzo Achilli a Gavinana il cui restauro a cura della Provincia è stato inaugurato qualche giorno fa