Pisa, sabato 4 novembre 2017 - «I due anni in nerazzurro sono stati i più importanti della mia carriera e dunque sono grato davvero a tutte le persone con cui ho avuto modo di lavorare e che hanno contribuito in modo determinante alla mia crescita». Ringrazia tutti Federico Bargagna, da giugno responsabile dell'area tecnica della Pistoiese ma anche pisano legatissimo alla sua città e per un biennio protagonista come dirigente del club nerazzurro.

Per lei, dunque, domenica non potrà essere una partita come le altre.

«Impossibile. Affronto il mio passato che è recente e professionalmente è stato anche molto gratificante. Mi sono trovato bene e ho imparato da tutti: da presidente Battini, che mi ha voluto lì, fino a mister Gattuso, un gigante del calcio che ha contributo tantissimo all mia crescita, e alla famiglia Corrado, a cominciare da Giovanni, e al responsabile dell'area tecnica Raffaele Ferrara. Ho un debito di riconoscenza professionale nei confronti di tutti loro ...».

Perché se n'è andato, allora, scusi?

«Semplici scelte lavorative e nulla di più: Pistoia, per me, ha costituito una grandissima opportunità perché mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco in prima persona. E non potevo lasciarmela sfuggire. Tutto qui».

Che squadra avete costruito a Pistoia?

«Abbiamo impostato un progetto biennale affidandoci ad un maestro della categoria come Paolo Indiani. La squadra è molto giovane e nuova perché, rispetto al campionato scorso, sono rimasti solo tre elementi: noi, però, siamo molto fiduciosi». Obiettivi? «Quest'anno puntiamo alla salvezza e vogliamo raggiungerla quanto prima. Poi il prossimo, proveremo, a fare qualcosina in più».

All'Arena che Pistoiese vederemo domenica? «Cercheremo di dare fastidio al Pisa, è nostro dovere provarci. Anche se i nerazzurri hanno un collettivo straordinario per la categoria ...».

Attrezzato anche per la promozione? «A mio parere sì. Insieme a quello del Livorno. Vedo una passettino indietro, invece, Siena e Olbia, che, però, secondo me, rimangono le due sorprese del campionato».

I nerazzurri, però, segnano poco.


«Sì, ma sono anche la miglior difesa d'Italia. E poi quando hai in organico elementi del calibro di Eusepi, Masucci, Negro, Giannone, Mannini, Di Quinzio, Peralta e Cernigoi credo sia difficile continuare a lungo senza trovare la via del gol».