Pisa, sabato 6 gennaio 2018 - L'immediata discesa in C e 7,7 milioni di euro da ripianare. Fatti e numeri, certificati dal bilancio approvato dal Pisa il 4 dicembre scorso, da far tremare i polsi e anche le fondamenta della totalità dei club professionistici di serie C e, probabilmente, anche di tante della categoria suepriore. Rimanendo sempre all'ombra della Torre basti dire che, con esposizioni di gran lunga inferiori, comprese fra i tre e i quattro milioni, negli anni precedenti le diverse proprietà che si sono alternate al vertice del club nerazzurro hanno dovuto fare i salti mortali per chiudere il bilancio, qualche volta anche incappando in sanzioni da parte della giustizia sportiva. Ecco perchè, bilancio alla mano, sul piano sportivo e non, l'unica nota lieta del 2017 nerazzurro si chiama proprio Giuseppe Corrado e la compagine societaria che ha assunto la proprietà del club nerazzurro, a cominciare dal socio di maggioranza Enzo Ricci: senza, di loro, infatti, non solo il Pisa sarebbe fallito nel dicembre scorso, ma probabilmente non sarebbe stato neppure in grado di chiudere il bilancio quest'anno. Perchè il fatto è che un mese fa il consiglio d'amministrazione del Pisa non solo ha approvato il bilancio ma anche certificato la copertura da parte dei soci di un risultato negativo pari 7.713.939 euro e conseguenza di una stagione che, nonostante la promozione in B del giugno 2016, definire turbolenta è un eufemismo come dimostrano i tre cambi di proprietà e (dalla “cogestione” Petroni-Lucchesi ai Corrado passando per Petroni-Taverniti) e i sei cambi di consiglio d'amministrazione.

Un risultato negativo impressionante in sé e che assume un rilievo ancora maggiore se lo si incrorcia con la fotografia del campionato cadetto scattata nell'apposito capitolo de “Il conto economico del calcio italiano”, l'analisi annuale sulla contabilità del pallone nostrano realizzata dalla Figc: gli ultimi dati disponbili, relativi alla stagione 2014-2015, raccontano di una perdita media da parte dei club di seri e B di 4,3 milioni euro. In altri termini il Pisa è retrocesso in C con una perdita di 3,4 milioni di euro superiore alla media del campionato cadetto. Il tutto in un anno, da giugno 2016 a giugno 2017, in cui il club nerazzurro era anche riuscito a salire i categoria: al riguardo il bilancio approvato poco dopo la vittoria promozione nella finale play-off di Foggia, certificò una perdita di quasi 3 milioni di euro. In una gestione mediamente oculata per ripianarli sarebbero bastati i 2,7 milioni di diritti televisivi assicurati dalla promozione nel campionato cadetto. Lo “sbando” vissuto dal Pisa fino all'arrivo della gestione Corrado nel dicembre scorso, però, ha fatto seriamente rischiare il tracollo.

In particolare l'esposizione più significativa ha riguardato i costi del personale che, in una società di calcio, sono soprattutto i tesserati, ossia i calciatori ma anche i componenti dello staff tecnico e i manager sportivi: è vero che una promozione obbliga necessariamente ad adeguare gli ingaggi alla nuova categoria, ma in un anno il Pisa ha aumentato le spese per salari e stipendi del 148% passando dai 2,9 milioni del giugno 2016 ai 5,9 dell'anno successivo. Decisamente troppo, specie considerando che anche gli investimenti fatti a gennaio nel tentativo di acciuffare la salvezza visto che il Pisa ha chiuso il campionato all'ultimo posto e nel girone di ritorno ha fatto anche meno punti rispetto a quello di andata.