PISA, lunedi 5 febbraio 2018 - In porta c'è Antonioli,  alle spalle di una linea di difesa virtuale composta da Colantuono, Bonucci, Faccenda e Chamot. Insuperabile la linea di centrocampo con Bergreen, Tardelli, Dunga e Simeone. In avanti Vieri e Kieft. E' la top undici di Aldo Gaggini, storica firma della pagina sportiva de La Nazione, tratteggiata in “Pelle Nerazzurra”, l'ultima fatica del giornalista pisano. Una formazione che è anche un viaggio a ritroso nel tempo e che , ovviamente, attinge in modo coninsistente agli anni '80 e '90, l'epopea del Pisa di Anconetani, che Gaggini ha seguito in prima linea da cronista sportivo affermato. Ma che affonda anche negli anni ''60 e '70, quelli del Pisa di Giuseppe Donati e anche del San Martino di Romano Paffi, il talent scout che per primo ha scommesso sul talento di un ragazzino gracile e mingherlino che si chiamava Marco Tardelli, «il giocatore più forte e più completo fra tutti quelli che hanno indossato la maglia nerazzurra» come scrive Gaggini con riferimento al campione del mondo che, proprio con il Pisa, esordirà da professionista e rimarrà per due stagioni dal '72 al '74, prima della cessione al Como di Giancarlo Beltrami, il futuro direttore sportivo dell'Inter, che lo ha portò in riva al Lario decidendosi a versare nelle casse del club nerazzurro 130milioni di lire, dopo averlo fatto seguire per diversi da un certo Osvaldo Bagnoli, che di lì a poco diventerà il tecnico del Verona campione d'Italia prima.

Guai, però, pensare che “Pelle nerazzurra” sia un libro di storia. Per una cronaca documentata e attenta degli oltre cento anni di vita della principale squadra di calcio cittadina, ci sono molte altre pubblicazioni alle quali lo stesso Gaggini ha dato un contributo importante. Il volume dato alle stampe dal Campano Edizioni, invece, è altro. E' un libro che nasce quasi da un'esigenza interiore, perché ad un certo punto, «all'improvviso si sente il bisogno di mettere un punto alla propria attività giornalistica e dare spazio ai ricordi e ai sentimenti» com scrive l'autore stesso nell'introduzione. Così, forse, “Pelle Nerazzurra” può essere definito quasi come una raccolte di memori in cui i fatti e gli eventi descritti si mischiano allo sguardo di chi racconta. Così capita di trovare un Aldo Gaggini ragazzino e studente di terza media dell'e scuole Fucini, che fa per a prima il suo ingresso all'Arena Garibaldi per un Pisa-Prato nel gennaio '63, grazie ad un biglietto omaggio consegnatogli a scuola e che si avvicina allo stadio «con grande rispetto e un pizzico di timore per la maestosità dell'impianto che a me pareva immenso rispetto ad altri intravisti soltanto in foto o in qualche raro spezzone televisivo». Parola che arrivano dal calcio di un altro tempo, in cui alle «alle partite si assisteva mischiati con i sostenitori avversari». E poi di ritrovarlo qualche anno dopo, in versione quasi ultras, al “Bentegodi” di Verona, per difendere uno striscione, poi sottratto e dato alle fiamme dai tifosi scaligeri. Fino al ruolo in cui la stragrande maggioranza degli sportivi pisani lo ha conosciuto e apprezzato, quello di responsabile della pagina sportiva de La Nazione dalle cui colonne ha raccontato l'epopea del Pisa di Anconetani ma anche i crolli del '94 e del 2009, i due fallimenti della principale squadra di calcio cittadina. In mezzo tanti aneddoti e chicche, anche inediti: ad esempio sapete chi curò un giovanissimo Marco Tardelli dalla scoliosi che ne condizionava il rendimento nei primi mesi al Pisa? Un certo professor Antonio Di Ciolo. Sì proprio lui, il maestro di tanti grandi campioni della scuola di scherma pisana.