Pisa,  16 novembre 2016 - «Il mio mestiere è solo correre dietro un pallone, però ho letto il comunicato della Curva Nord e anche a me è venuto da pensare che in un'epoca in cui si va sempre meno allo stadio, quando dei tifosi chiedono con tanta passione di poterci andare, bisognerebbe fare tutto il possibile per accontentarli». Senza calcare troppo i toni e badando bene a non sconfinare dal suo ruolo, anche il capitano Daniele Mannini  ha detto la sua sul derby con il Livorno e i problemi di capienza dell'Arena Garibaldi.

Secondo lei ci sarebbero i margini per aumentare il numero di spettatori che possono essere ospitati allo stadio?
«La questione mi sembra parecchio delicata e, comunque, esula dalle mie competenze. A Pisa, in questo momento, c'è una società forte e seria che sta progettando la ristrutturazione completa dell'Arena, un punto di forza fondamentale per il futuro del club: il derby, però, capita in una fase interlocutoria, in cui il nuovo stadio ancora non c'è e quello vecchio è lì, con tutti i suoi problemi. Probabilmente paghiamo un po' questo».


Comunque, mancano ancora dieci giorni al derby e già non si parla d'altro.
«Inevitabile: inutile girarci attorno, Pisa-Livorno è la partita. Per i tifosi, ma anche per noi: vi dico solo che a mio fratello che è in Erasmus, quando è partito ho messo in tasca i biglietti aerei per tornare ad assistere al derby».

Nel frattempo, però, c'è da giocare un'altra partita con la Pro Piacenza. Non c'è il rischio di prendere sotto gamba l'impegno?
«Se lo facessimo daremmo prova di scarsa maturità e intelligenza calcistica. Lunedi sera al “Garilli” dobbiamo vincere per due motivi: perché saranno tre punti molto importanti per la classifica e perchè un successo ci aiuterebbe a preparare nel migliore dei modi il derby. V'immaginate che cosa significherebbe avvicinarsi ad una partita del genere arrivando da una sconfitta? Non voglio nemmeno pensarlo»

Sarà il suo primo Pisa-Livorno, fra l'altro.
«In campo sì. Ne ho vissuto qualcuno da tifoso, sugli spalti, ma non andarono benissimo (sorride ndr)»

Lei come sta?
«Fisicamente bene, anche se con il Giana ho accusato un po' la fatica delle tre partite settimanali».

Giusta, dunque, la sostituzione?
«I cambi sono scelte di competenza del tecnico. Sicuramente sono consapevole di poter fare assai meglio rispetto a domenica».

A proposito Pazienza lo sta adoperando come esterno sinistro di centrocampo: è un ruolo che le è congeniale?
«E' una collocazione tattica in cui penso di poter far bene. Però io gioco dove vuole l'allenatore: ovviamente se cambio posizione ogni partita, anche per me diventa un po' più complicato entrare negli ingranaggi tattici della squadra»

Con il nuovo allenatore come sta andando?
«Ha le idee chiare e questo è importante. Propone un approccio tattico diverso dal suo predecessore e ciò ha chiesto a tutti quanti un po' di tempo per adeguarsi»

La squadra come sta?
«Non siamo contenti. Sappiamo che le aspettative erano ben diverse: anche se abbiamo fatto 13 risultati utili, non è un momento positivo»

Il primo posto è irraggiungibile?
«In questo momento sì perché non abbiamo continuità di risultati. Ma il calcio si fa di settimana in settimana e noi stiamo lavorando per ridurre il gap»