Pisa, 6 dicembre 2016 - Il consigliere regionale del Pd Andrea Pieroni interviene dopo la socnfitta del sì al referendum.

«Ho votato Sì, da non renziano, perché, in scienza e coscienza, pensavo che la Riforma fosse utile alle istituzioni ed al Paese e che dovessimo esprimerci sul merito, lasciando in un canto simpatie, antipatie, apoteosi, risentimenti o rancori. Ragionando cioè da cittadini e non da tifosi o da falangi armate! Ma la grande partecipazione al voto e l’ampiezza della vittoria del No non lasciano spazio all’interpretazione. Questa volta sappiamo chi ha perso. Paradossalmente invece non sappiamo chi ha vinto! Perché il fronte del No non rappresenta una alternativa politica all’attuale maggioranza. Sono convinto che gli elettori abbiano sempre ragione anche quando il loro voto ci fa male! Quello che si apre oggi è un passaggio stretto e delicato per il Paese e per il Partito Democratico. Renzi ha giocato la partita al suo modo, personalizzando e caricando il referendum di significati politici che oggi lo costringono alle dimissioni. Ha giocato, ha rischiato, ha perso, merita l’onore delle armi, ma le dimissioni sono inevitabili.

Ora serve responsabilità per il bene dell’Italia ed evitare che il Paese finisca in mano al Movimento 5 Stelle, alla Lega o ad alleanze innaturali, unite solo da un nemico comune da sconfiggere. Basta però forzature, ora dobbiamo discutere e ragionare, dobbiamo fare un congresso aperto, partecipato , ri-fondativo del Pd, dobbiamo approvare una nuova legge elettorale.

Bruciare le tappe verso elezioni anticipate non è utile al Paese e al Pd!

Il Presidente Mattarella saprà guidare la crisi nel modo migliore, possiede l’esperienza e la saggezza necessarie per prendere le decisioni più opportune. Serve responsabilità per preservare il patrimonio politico, culturale ed umano costituito da Pd. La sua edificazione è costata fatica, sacrificio ed energie preziose a tanti, la sofferenza di scelte laceranti, anche sul piano umano, allorché nacque l’Ulivo, che del PD fu progenitore.

Renzi deve avere ora l’umiltà di ammettere i propri errori di valutazione, di non aver capito gli umori autentici della gente, di non aver compreso che non si vive di sola rottamazione e giovanilismo! Se decidesse di rimanere alla Segreteria del PD solo per meditare rivincite non farebbe un buon servizio al Pd ed all’Italia. Il Pd deve tornare ad essere una comunità politica fatta di ascolto e di confronto, di dialogo e di rispetto; deve arricchirsi della diversità di opinioni e di idee, deve includere per ampliare i propri confini. Evitando scorciatoie quali quelle volte a fare campagna acquisti nel centrodestra che i risultati hanno dimostrato di essere infruttuose. Del resto, già le elezioni amministrative tenutesi in questi mesi (vedi gli esiti traumatici di Roma e Torino, passando per Arezzo, Grosseto e Cascina, per finire con Monfalcone) ci dicono come il PD abbia perso il contatto con ampi settori della società (dal mondo del lavoro dipendente a quello delle libere professioni, dalle fasce sociali più fragili al ceto medio).

Serve una politica meno muscolare e divisiva, meno dirompente e manichea, serve un nuovo spirito di condivisione, pacificazione ed unità. In attesa dei congressi, questo dovrà essere il tratto di coloro che, ad ogni livello, saranno chiamati a guidare il PD nel prossimo futuro. Una riflessione sul dato regionale. Se da un lato in Toscana il Sì ha vinto con 5 punti di scarto sul No (52,5% contro il 47,5%), il voto ci conferma una Regione spaccata in due. Nel centro della Regione prevale il Sì, sulla costa vince il No. Dunque, anche in questa circostanza, la Toscana costiera ci invia un Sos, una richiesta di attenzione che non possiamo eludere oltre. Da qui la necessità di accelerare e rafforzare politiche ed interventi regionali che guardino con maggiore forza e decisione a questa porzione strategica della nostra regione. L’azione politica intrapresa non è stata sufficiente».