Pisa, 26 febbraio 2017 - Un rovello. Che ti entra dentro. Poco alla volta. E che resta lì, a logorarti per mesi. Poi alla fine prendi la tastiera del computer e cominci a mettere nero su bianco "quello che pensi, quello che senti". E, frase dopo frase, tutto diventa più chiaro e, soprattutto, "avverto che si riduce il lato della sofferenza e si afferma l’idea di valorizzare il lato propositivo. Una sorta di mutamento di umore".

C’è tutto il travaglio interiore nell’addio che Paolo Fontanelli da una vita dentro al PCI, PDS e DS, ha sancito, ieri mattina dal suo blog, al Partito Democratico. Una scelta sofferta perché, appunto, lì dentro c’è tutta la sua storia e allora, come lui stesso riconosce, è nella musica che arriva una risposta a tutto quel travaglio. Nelle parole di Vasco Rossi che in ‘Un mondo migliore’ canta «... Sai? essere libero. Costa soltanto. Qualche rimpianto. Sì, tutto è possibile».

Già tutto è possibile. Anche un Pd senza Paolo Fontanelli, una vita spesa in politica che, dalla sua Santa Maria a Monte, lo ha portato a essere il questore della Camera, passando per il consiglio comunale di Santa Croce sull’Arno, per quello regionale, sino a diventare sindaco di Pisa. Poi, però, con l’avvento del ‘renzismo’ quella casa ha cominciato a diventare un po’ troppo stretta. Decisamente stretta.

A cominciare dalla battaglia in difesa dell’aeroporto Galilei per finire con la battaglia sul referendum costituzionale. Le barricate si sono rovesciate. Non erano più quelle in cui Fontanelli aveva creduto e lavorato in tutti questi anni.

"Troppo personalismo", confidava in questi giorni ai ‘compagni’ di una vita. "La politica è condivisione". Ma così non è più. O, per lo meno, Fontanelli non la vedeva più rappresentata all’interno del suo partito. "Nello sciogliere i miei dubbi – conclude – hanno pesato più fattori. In primo luogo il dissenso sulla linea politica seguita dal Pd di Renzi, che mi ha portato anche a votare in modo diverso dalle indicazioni su punti essenziali come le politiche per il lavoro, la scuola, la legge elettorale e il referendum".

Ma, soprattutto, riconosce Fontanelli "ha pesato e pesa l’indifferenza, che considero molto grave, verso il processo di progressivo distacco di molti militanti e elettori di sinistra che dicono di non riconoscersi più nel Pd e nelle sue politiche. Io di compagni e amici che mi dicono questo ne ho trovati e ne trovo tanti, e purtroppo molti non votano più o scelgono di votare per i Cinque Stelle".

Perché non provare a restare per cambiare dall’interno? Perché in fondo, riconosce il deputato, "poi ci si adegua, la critica si attenua fino a diventare silenziosa e muta, come se dire la propria opinione possa finire per contrariare chi tiene in mano il timone". E allora la conclusione non può che essere quella di lasciare. Di provare ad "avviare una stagione nuova".

Fuori dal Pd. Per sempre? Difficile pensarlo oggi. Ma certo se vincesse Orlando le cose potrebbero anche cambiare, come riconosce in queste ore il leader maximo, quel D’Alema di cui Fontanelli è sempre stato un punto di riferimento a Pisa e provincia. E così, al di là delle parole, si comincia a ragionare su quello che sarà il futuro. In Italia e a Pisa. Perché, in fondo, se Orlando riuscisse nella sua partita non è escluso che quello che oggi è un addio domani possa diventare un arrivederci, come si legge tra le stesse righe del post. Ma è sulla battaglia per le amministrative del dopo Filippeschi che si gioca la vera partita e che Fontanelli fosse tentato di uscire per provare una nuova strada non è un pensiero post referendum del 4 dicembre. Anzi. Una grande coalizione che potrebbe raccogliere, intorno ad un progetto condiviso, anche la lista civica del vicesindaco Paolo Ghezzi e i Riformisti di Federico Eligi. Non è un caso, infatti, che proprio Ghezzi in queste ore convulse del Pd, abbia annunciato che «In Lista per Pisa» correrà anche nel 2018. Nessun matrimonio preventivo, dunque.

Anche perché la mossa di Paolo Fontanelli potrebbe imprimere un’accelerazione anche in chiave locale. Che faranno adesso Andrea Ferrante, Sandra Capuzzi, Salvatore Sanzo, Ylenia Zambito? Sandra Capuzzi negli ultimi giorni ha detto più volte di voler rimanere dentro al Pd, Andrea Ferrante ha molti mal di pancia, Salvatore Sanzo è attaccato allo smartphone e aspetta una telefonata così come gli ha promesso il ministro Dario Franceschini, Ylenia Zambito è assai critica verso il renzismo però vorrebbe restare. E cosa faranno i 34 membri della direzione provinciale che l’altra sera hanno ‘strappato’ rispetto alla posizione del congresso immediato. Rosa dello Sbarba, via facebook, ha annunciato che seguirà Fontanelli. E con lei tanti altri. Insomma, il viaggio è solo all’inizio.

Perché, in fondo, tutti pensano che abbia ragione il Blasco: "Non è facile trovarsi sulla strada. Quando passa la necessità di andare. Quando ora è, ora è, ora è, ora di partire. E non puoi, non puoi, non puoi più rimandare".