Pisa, 15 gennaio 2016 - Identità, valori e metodo: sono questi i temi che dovranno tornare al centro della sfida verso il nuovo percorso congressuale del Partito democratico di Pisa.

"L’esito della consultazione referendaria dello scorso 4 dicembre - dichiarano Sandra Capuzzi, Barbara Cionini, Paolo Cipolii, Cristina Conti, Rosa Dello Sbarba, Barbara Guerrazzi, Corrado Guidi, Francesco Lupi, Andrea Marchetti e Fabiano Martinelli - rappresenta solo l’ultimo di una lunga serie di episodi negativi che hanno investito il nostro partito, da tempo costretto a far fronte ad un’evidente difficoltà nel farsi interprete delle concrete esigenze e delle reali aspettative degli italiani e più in particolare di una parte significativa del suo storico elettorato; una difficoltà che potremmo qualificare come mancanza di sintonia con le aspirazioni e le richieste di nuove opportunità da parte di molti giovani, con le difficoltà delle classi sociali oggi maggiormente colpite dalla crisi economica, con le esigenze di molti piccoli imprenditori, con la necessità di affrontare i cronici ritardi con cui sono costrette a misurarsi le popolazioni del meridione, in altri termini, con i sentimenti e le istanze di quel popolo che il nostro partito dovrebbe avere l’ambizione di rappresentare e tutelare.

Si tratta di un processo che già con le elezioni regionali aveva iniziato a manifestarsi e che si è ulteriormente evidenziato con le recenti elezioni amministrative dove, non solo nella nostra Provincia (il dato di Cascina da solo dovrebbe valere più di ogni altra considerazione), ma anche in altre importanti città toscane, finora guidate dal centro sinistra, il nostro partito non è riuscito a confermare un risultato che solo fino a poco tempo fa pareva un dato del tutto scontato. Il voto referendario è stato solo l’ulteriore conferma di un trend apparentemente inarrestabile.

Il tentativo di arginare il vento dell’antipolitica ricorrendo al suo stesso linguaggio, cercando addirittura di competere con essa nel suo stesso campo, la retorica della rottamazione come “panacea di tutti i mali” e come ricetta per “tornare finalmente a vincere“ ha dimostrato tutti i suoi limiti, se non la sua totale inefficacia.

Le ragioni di una tale “crisi” non sono certamente da imputarsi solo a chi adesso ha la responsabilità di guidare il partito, dal livello nazionale a quello locale; è però del resto innegabile come in questi ultimi anni si sia fatto poco per tentare di individuare rimedi, nella convinzione che l’investitura di un leader fosse da sola sufficiente a garantire una spinta propulsiva adeguata ad affrontare gli appuntamenti elettorali successivi. Si è finito così per determinare semmai il deterioramento di un quadro già piuttosto compromesso.

Oggi di fronte a noi, in vista di questa nuova fase congressuale, si concretizza una grande opportunità. L’appuntamento congressuale che ci accingiamo a compiere deve essere l’occasione per aprire una riflessione approfondita ed autentica sul futuro del nostro partito, non solo sul merito delle scelte e delle sfide politiche che ci attendono (non solo a livello nazionale), ma anche sulle modalità attraverso le quali rilanciare la vita democratica interna, dunque sul modo con il quale confrontarsi, discutere e decidere all’interno degli organi direttivi del partito. Questa nuova fase deve poter rappresentare, per tutte le anime del partito, l’opportunità di rimediare agli errori del passato, avviando una nuova fase propositiva, innovativa rispetto al metodo e ai contenuti, non esaurendosi nell’ennesima occasione per regolare i conti e le acredini passate.

Va colta davvero l’opportunità per tentare un vero rinnovamento, cominciando ad interrogarsi sul modo con il quale vogliamo continuare a lavorare per la costruzione di una forza politica di centro sinistra, sui contenuti dei progetti con i quali presentarci di fronte agli elettori in vista degli appuntamenti elettorali che ci attendono, anche a livello locale. Per dimostrare di aver compreso il segnale pervenutoci in questi ultimi anni dagli elettori dobbiamo mettere una volta tanto i nomi e le logiche di posizionamento interno in secondo piano, iniziando a parlare non di “chi” eleggere ma di “come” fare il congresso, su quali contenuti e proposte, con quali regole, con quali metodi promuovere, ampliare e proiettare all’esterno la discussione. Partendo dal metodo: come più volte auspicato, ma mai veramente realizzato, si devono trovare modi per ridare una funzione ai circoli, senza farsi tentare dall’idea di un anacronistico ritorno alla militanza del passato ma evitando anche di ridurre il ruolo degli iscritti a quello dei semplici elettori.

A partire dal congresso, i circoli dovranno essere i protagonisti di un collegamento tra il partito e la società, riserva di competenze e motori di una campagna di ascolto e di discussione che coinvolga i simpatizzanti. Guardando al merito: rimettiamo al centro della nostra discussione quei temi intorno ai quali fino ad oggi, spesso con risposte inefficaci, si è tentato di comporre il tessuto connettivo del centro sinistra. Partendo dall’economia, dal lavoro, dall’occupazione giovanile, dalle politiche sociali, dall’ambiente, dai giovani, dalla scuola e dalla ricerca, nella consapevolezza che la triplice crisi che attanaglia l’Europa (economica, geopolitica e dell’integrazione europea) chiede risposte nuove e a volte in discontinuità con il nostro stesso passato.

La vera sfida che ci attende non è solo quella di rinnovare la classe dirigente, limitandoci ad una mera operazione di maquillage politico, ma saper ritrovare e ricomporre l'identità del nostro partito, ripartendo da nuove, ma soprattutto consolidate, ragioni e motivazioni a fare politica all’interno di una casa comune, recuperando un condiviso senso di appartenenza, anche riscoprendo e facendo veramente nostra una certa etica delle relazioni politiche e personali, reinterpretando, infine, con efficaci azioni di governo le aspirazioni e gli obiettivi della nostra base. Sarebbe deleterio affrontare una scadenza di elezioni politiche generali senza aver affrontato prima un dibattito congressuale di questa rilevanza; in particolare, là dove, come nell'Unione Territoriale di Pisa, ci troviamo in una situazione che merita tutto il nostro impegno e la nostra attenzione, la discussione congressuale sia non solo una opportunità politica da non rimandare ma anche un obbligo imprescindibile da compiere nella assoluta trasparenza e nella più ampia condivisione e certezza delle regole".