Pisa, 9 gennaio 2016 -  All'Accademia di arte drammatica lo bocciarono, ma lui si prese subito la rivincita debuttando con Strehler all'Odeon di Parigi e poi affiancando Vittorio Gassman nell'Otello. Non ha mai avuto neanche una nomination per il David o il Nastro d'argento, ma lui di film ne ha fatti a decine, firmati da Franco Zeffirelli, Paolo Virzì e Carlo Vanzina. Anche le fiction televisive non si contano più.

Massimo Ghini lo fa con passione e un po' di rabbia il mestiere dell'attore, buttandosi in esperienze nuove, nel classico come nel pop, negli spettacoli impegnativi come sul set dei cine- panettoni. Ma sempre con stile. E con la voglia di dare al pubblico il suo entusiamo.

Al Teatro Verdi di Pisa arriva questo weekend con "Un' ora di tranquillità", commedia brillante di Florian Zeller, dove, oltre ad interpetare il protagonista, Ghini debutta anche nella regia. "E' un testo divertente, ma anche cinico", commenta. "Si ride, ma si ride delle miserie umane, di quella violenza che si subisce quando si cerca disperatamente un momento di solitudine, un'ora, appunto, di tranquillità". ­

Teatro, cinema, televisione...lei non si ferma davanti a niente...

"Nel Paese del posto fisso e degli specializzati io ho scelto una strada diversa. Ma mi è costato molta fatica il riconoscimento di poter fare tutto. Adesso, giunto ai limiti della pensione, forse si è cominciato a capire e ad avere un po' più di attenzione verso la mia versatilità artistica. D'altronde, se mi chiamano ci sarà pure una ragione". ­

Ma cosa le piace di più di tutto quello che ha fatto?

"Il prossimo progetto. Che oggi è uno sketch con Massimo Ranieri da registrare lunedì prossimo. Andrà in onda durante il suo spettacolo del sabato sera. E' una nuova prova e quindi mi piace farla". ­

Chi è un attore? Un comunicatore, un esteta, un fabbricante di emozioni?

"Prima di tutto un bugiardo: altrimenti non potrebbe vivere la vita di altri. Nell'arte la menzogna diventa produzione artistica e la bugia è qualcosa di sublime".

­Quando ha scoperto che voleva fare l'attore?

"L'ho sempre saputo. Mia madre mi raccontava che da piccolo dicevo di voler diventare il pianista, o il direttore di orchestra. In realtà, però, io ho sempre saputo dentro di me di voler fare l'attore, anche se ho dovuto faticare molto per raggiungere l'obiettivo. Questo mestiere l'ho cominciato a schiaffi in faccia, ma sono sempre stato un grande faticatore...".

­Dunque ha avuto più dolori che gioie?

"No, più gioie, ma gioie sudate. Mi sono sempre sentito un piccolo accettato alla tavola dei grandi. Ma ora basta con il trauma del figlio abbandonato. Per superarlo scriverò un libro sulla mia vita". ­

Un libro?

"Beh, lo fanno tutti! Ho già deciso il titolo: 'Potevo mancare?'. La verità è che mi è stato chiesto un libro sulla mia vita e io ci sto pensando. Comunque non voglio raccontare quello che ho fatto e chi ho conosciuto. Invece mi piacerebbe parlare della storia di una generazione che sta ancora cercando di dare un senso alla sua vita. Perchè sono successe così tante cose... Sto aspettando a scrivere perché non voglio l'aiuto di qualche giornalista, voglio fare tutto da solo. Ma anch'io, come il protagonista della commedia che interpreto adesso, ho bisogno di un'ora di tranquillità".

­Rimpianti?

"Certo. Ma quelli non si raccontano. Me li tengo lì". ­

Uno come lei che si è sempre buttato a capofitto in tutte le 'avventure' della vita non avrà per caso anche delle paure?

"Non per me, ma per i miei figli sì. Con loro ti crescono le responsabilità e le paure per il futuro, anche perchè siamo di fronte a una generazione che sta tardando a svegliarsi".

­4 figli: cosa vorrebbe che imparassero?

"La lealtà e la coerenza". ­

Lei fa teatro e cinema. Ma ci va al cinema e al teatro? E cosa le piace di più?

"Ci vado quando ho un'ora di tranquillità...Comunque non ho una dimensione unica, non sono monotematico. Mi piace tutto, da Spielberg alla commedia coreana con sottotitoli in aramaico" . ­

Lei è romano, ma è un acceso contradaiolo del Palio di Siena, precisamente della Pantera. Ci racconta perché?

"Un ramo della mia famiglia è di Firenze e in questa città ho conosciuto Daniele Vigni, senese di nascita, ma fiorentino di adozione. Quando eravamo ragazzi Daniele insisteva sempre sul Palio e alla fine riuscì a convincere l'intero gruppo di amici ad andare a Siena per vederlo. Quell'anno vinse proprio la Pantera, cioè la sua contrada, e io mi ritrovai in mezzo al delirio. Da allora la passione è rimasta, anzì è cresciuta, e ogni volta che c'è il palio cerco di andare a vederlo. Partecipo anche alle cene della contrada. Guardi che è una cosa seria. Una volta stavamo girando a Praga e feci bloccare le riprese perchè dovevo andare al Palio di Siena. Con noi c'era un attore inglese che mi disse che ero folle".

­La Roma e la Pantera, dunque, le passioni della sua vita...

"Entrambe al femminile, comunque. Il Palio mi piace perché è una delle ultime grandi manifestazioni pagane dell'uomo. Mi piace e ne vado orgoglioso".

"Un'ora di tranquillità" va in scena al teatro Verdi sabato 9 gennaio alle ore 21 e domenica alle 17.