Pisa 14 febbraio 2016 - Affiorano nuovi dettagli sui presunti maltrattamenti ai danni di alcuni bambini in una scuola materna statale dell’hinterland pisano. Il caso, dopo la denuncia di alcuni genitori alla polizia e alla dirigente scolastica, è stato oggetto di un’inchiesta da parte della Procura e di un’indagine durata alcuni mesi. Come anticipato ieri da La Nazione, tutto è nato per caso alla fine del 2014 quando una bambina, guardando in tv un servizio su maltrattamenti in una scuola disse candidamente al padre «anche da noi accadono quelle cose» e avrebbe poi riferito di urla, offese, scappellotti in testa. Racconto che avrebbe trovato riscontri anche negli altri piccoli, ascoltati dai genitori. Da lì è scattato l’allarme. Le mamme di alcuni alunni fecero subito presente la situazione alla dirigente scolastica, che avviò una indagine interna secondo le proprie competenze. 

E’ lei stessa, contattata da La Nazione, a riferire i suoi passi respingendo anche le accuse di mancato controllo, affacciate da alcune famiglie: «Una bolla di sapone – esordisce la preside –. L’anno scorso venne da me una mamma, poi seguita da altre, a farmi presente che la maestra ‘stintignava’ i loro figli. Proprio così, dissero, li ‘stintignava’. Io mi premurai di avviare subito l’iter previsto per accertare i fatti ed ero pronta a chiamare ispettori e psicologi. Immediatamente ho scritto alla maestra in questione per segnalarle le lamentele dei genitori e chiederle spiegazioni dei quei comportamenti.

L’insegnante non ebbe alcuna esitazione ad affrontare il problema parlandone direttamente con i genitori. In parallelo – continua la dirigente –, ho svolto indagini fra colleghi e personale per capire se si trattasse effettivamente di maltrattamenti, ma tutti mi facevano notare che quella maestra ha semplicemente un tono di voce molto alto. Insomma, non si configurava in alcun modo nessuna ipotesi di maltrattamento. Provai a tranquillizzare le famiglie e dissi loro che, in assenza di una denuncia scritta, non avrei potuto fare altro. Se fossero stati certi che i loro figli venivano maltrattati, avrebbero potuto e dovuto denunciare subito tutto alle forze dell’ordine». E così fece una mamma, seguita a ruota da altre che depositarono una segnalazione scritta in questura. Ma, a quanto pare, nessuno aveva messo al corrente la dirigente degli ulteriori sviluppi, che ieri confermava: «Non sono mai stata contattata dalla questura».

Ma intanto proprio la polizia si era attivata informando la Procura che dispose l’apertura di un fascicolo – maltrattamenti l’ipotesi di reato – e l’avvio, col massimo riserbo, delle indagini. Ma la notizia delle segnalazioni dei genitori e l’ansia delle famiglie stavano comunque circolando negli ambienti scolastici e sui social e forse, anche per questo, sembra che non sia stato possibile raccogliere quegli elementi a conferma dei racconti dei piccoli alunni della scuola. Motivo per cui la cosa non ha avuto seguito, tanto più che poi, la maestra in questione, si è trasferita altrove.  

Diverso il caso del nido del Cep dove, proprio la riservatezza delle indagini, svolte all’insaputa di tutti e in primis di educatori e Comune, ha consentito di acquisire intercettazioni audio e video sulla base delle quali la Procura ha chiesto e ottenuto la misura cautelare per una maestra, finita ai domiciliari, mentre altre due risultano indagate.