Pisa, 17 marzo 2017 - La poetessa pisana Nadia Chiaverini e il suo intervento in occasione del Marzo delle Donne:

"Dall’anno 2000, dopo un corso di scrittura creativa , ho scoperto in me l’amore per la poesia, una passione che negli anni successivi ho coltivato con la lettura soprattutto di autori del ‘900 e contemporanei. Non voglio affrontare qui la problematica più generale su che cosa sia la poesia moderna dopo l’avvento del verso libero, e sulla difficoltà della poesia in genere di uscire dalla ristretta cerchia degli eletti, nonostante la fioritura di pubblicazioni, blog, riviste letterarie on line ecc. Vorrei invece porre in evidenza la quasi totale assenza di nomi femminili nelle antologie di poesia contemporanea, considerate attualmente opere “classiche “e costituenti il canone novecentesco: “Poeti italiani del Novecento ” a cura di Pier Vincenzo Mengaldo- Mondadori- ristampa del 2004- su 51 poeti, nomina solo Amelia Rosselli ,tralasciando autrici come Antonia Pozzi e Margherita Guidacci; Daniele Piccini in “Poesia italiana dal 1960 ad oggi” (2005) inserisce anche Vivian Lamarque, mentre “Dopo la lirica- poeti italiani 1960 -2000 “di Enrico Testa -Einaudi 2008- comprende testi, oltre che della Rosselli, di Patrizia Valduga, Patrizia Cavalli, Antonella Anedda . Nei due volumi de i “Poeti italiani del secondo 900”, a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, Oscar Mondadori 2009 –sono inserite , in aggiunta alle poetesse già citate, Maria Luisa Spaziani, Alda Merini , Elsa Morante, Biancamaria Frabotta, Antonella Anedda, comunque una netta minoranza nei confronti dei poeti.

Da questa constatazione segue una domanda: ha senso oggi porsi una questione di genere in poesia, cioè la poesia ha un genere?

Virginia Woolf espresse indignazione per il ruolo subalterno della donna del suo tempo, impossibilitata a dedicarsi alla scrittura a meno che non avesse , per fortuna o per conquista , una “stanza tutta per sé”. A differenza che nel passato, quando la produzione letteraria delle donne era sottaciuta, ignorata, sottovalutata, oggi è riconosciuta l’esistenza di una pluralità di voci poetiche femminili di indubbio valore, tanto che la critica accademica contesta fortemente l’uso della categoria “femminile” perché la“ letteratura non ha genere”.

Da un lato parlare di poesia femminile indica, anche per alcune autrici, una svalutazione della categoria poesia ed una indagine ghettizzante, confermando lo stereotipo secondo cui nella poesia delle donne prevale sempre l’emozione ed il sentimento sulla ragione, l’esperienza personale sull’universalità dei temi, il contenuto sulla forma. D’altro lato fioriscono studi di genere sulla necessità di ripensare e ricostruire una tradizione artistica, non solo letteraria, femminile, dando un volto a donne che hanno impersonato l’arte come figlie, madri sorelle amanti dell’artista riconosciuto. In questo senso ritengo sia importante scavare nella storia, non solo della poesia, ma di tutte le arti, per portare alla luce l’attività, l’ingegno, la cura , la passione di queste figure femminili che ci hanno preceduto. Quindi parlare oggi di poesia femminile può servire a portare avanti un discorso sulle tematiche di genere interrogando la condizione della donna nella contemporaneità, o per compiere un lavoro di recupero e valorizzazione delle voci femminili rimaste nell’ombra.

La scrittura femminile però manca di una tradizione , di un canone, in quanto si è inserita in una serie di modelli, di spazi, in un ambito prettamente maschile.

Nonostante che la narrativa italiana sia un genere letterario più recente, esistono numerosi e validi studi sulla narrativa femminile del 900, mentre il ritardo della critica sul versante della poesia è riconducibile alla maggiore difficoltà con cui le donne si sono cimentate con l’universo fortemente formalizzato della poesia, laddove la lirica vanta una lunga e articolata tradizione nella quale il femminile è codificato come oggetto poetico, musa ispiratrice , più raramente come soggetto di discorso.

Autrici del ‘500 come Vittoria Colonna, Veronica Franco e Gaspara Stampa stanno uscendo dall’ombra , come Amanda Guglielminetti, Ada Negri (prima e unica donna ad essere ammessa all'Accademia d'Italia), mentre Sibilla Aleramo era conosciuta per la sua vita considerata al tempo “scandalosa”, più che per la sua opera letteraria. Nel 2010 Mondadori ha pubblicato una nuova edizione di “Antologia delle poetesse del 900. L’altro sguardo”. Paola Mastrocola nella prefazione, citando Marianne Moore, una delle maggiori poetesse del 900, afferma che lo spazio della poesia è lo spazio dell’autentico, della genuinità, della verità. “E’ questo estremo coraggio dello sguardo che rileviamo come peculiare, non è tanto la predilezione di temi autobiografici, né tantomeno un’idea di scrittura come sfogo o luogo dell’analisi del sé..” Einaudi, nel sesto volume dei Nuovi poeti italiani (2012) , a cura di Giovanna Rosadini, ha proposto , in linea con i precedenti, dodici autrici contemporanee, non ancora compiutamente affermate, suscitando osservazioni e critiche per le inevitabili esclusioni di ulteriori voci, a parere di tanti critici, ugualmente meritevoli.

Nella poesia contemporanea o postmoderna, con il venir meno della distinzione tra i generi letterari, (poesia prosastica, prosa lirica e quant’altro ) viene riscoperta non solo la dimensione privata, ma anche il multiculturalismo , il meticciato, e nella forma del slam poetry l’oralità e la performance  Numerosi studi scientifici sul cervello maschile e femminile hanno evidenziato che quello femminile è profondamente analitico, cioè tendente a frammentare la realtà ; se l’uomo volge il suo sguardo verso l’universale, la donna ascende alla totalità attraverso un processo induttivo che dal particolare raggiunge l’universale . Ritengo comunque opportuno evitare una sterile contrapposizione tra maschile e femminile . I presupposti per una costruzione di un canone devono fondarsi nella scoperta e nell’esaltazione di quei caratteri propri della femminilità, di una femminilità riscoperta come valore imprescindibile e non antagonista alla virilità; il corpo, la sessualità, la valorizzazione del proprio precipuo linguaggio, la ricerca di strutture formali originali, la creazione di uno sguardo distinto verso il mondo che sia peculiare pur nella specificità di ogni persona . Nel 1974 Patrizia Cavalli scrisse la sua prima raccolta “Le mie poesie non cambieranno il mondo”, consapevole che i suoi versi non avrebbero provocato clamori o rivoluzioni, ma si accontentavano di stare dalla parte del “dolce rumore della vita “.

Ogni vero poeta - donna o uomo- ci dà l’emozione di renderci testimoni della nascita della poesia , e questa vertigine la percepiamo nell’istante in cui la parola poetica trova un corpo ed una lingua in cui incarnarsi; è un dualismo psichico,” uno sguardo bifronte che nasconde la volontà di capire l’altro da sé, di sdoppiarsi per ritrovare non la differenza con l’altro genere , ma la complessità della natura umana”.