Pisa, 10 gennaio 2018 - La vera ragione del perché quel ragazzo di Napoli venuto a Pisa per studiare ingegneria a un certo punto sia diventato lo stalker di una sua insegnante ancora non è del tutto venuta fuori dal processo in corso davanti al giudice Beatrice Dani. Eppure la sequenza di atti persecutori è andata avanti per anni, a partire dal 2012, e alla fine è stata necessaria la misura cautelare del divieto di allontanamento da Napoli – dove risiede – per fermarlo, visto che il divieto di avvicinamento alla docente non era stato sufficiente. Sarebbe stato già poco dopo i primi contatti tra lo studente, oggi 27enne (omettiamo il nome a tutela della parte offesa), e l’insegnante, che iniziarono gli atteggiamenti strani ai quali, per l’accusa, avrebbe fatto seguito un’escalation culminata negli appostamenti sotto casa e sul luogo di lavoro, tra pedinamenti e telefonate, fino a creare un vero e proprio stato d’ansia nella docente della facoltà a cui il napoletano si era iscritto e intendeva laurearsi.

"Voglio più di 110 e lode", avrebbe farneticato a un certo punto della sua carriera scolastica lo studente che tempestava di messaggi ed e-mail l’insegnante che era finita nel suo mirino e – probabilmente, ad un certo punto – era diventata il chiodo fisso sul quale appendere rabbia e frustrazioni.

Gli atti persecutori, in alcune occasioni, sarebbero consistiti in minacce velate e, almeno in due messaggi, anche con toni allusivi alla sfera della vita privata. Ieri avrebbe dovuto essere sentito come testimone un insegnante che avrebbe potuto riferire conoscenze sulla personalità dello studente. Ma il legittimo impedimento del difensore ha costretto a un rinvio a marzo. Invece, nell’udienza precedente, era stata sentita a lungo – un esame di inque ore filate – la presunta vittima, l’insegnante che aveva ricostruito minuziosamente al giudice fatti, circostante ed episodi (in un caso l’avrebbe anche strattonata) di una storia che mai si sarebbe immaginata di dover far arrivare in tribunale. Inizialmente la vicenda fu trattata internamente all’università con procedimenti a carico dello studente.

Poi l’insegnante però si vide costretta anche a sporgere querela. Lo studente è finto sotto processo per stalking, violenza privata e per aveva violato anche la misura preventiva con la quale il Questore muove una sorta di rimprovero al presunto stalker affinché desista dal tenere una condotta di persecuzione.