Pisa, 11 febbraio 2018 - «Quando ho saputo quello che era accaduto mi sono cascate le braccia. Patrizio sembrava ormai avviato verso un recupero sociale autentico. Ai primi di marzo ci sarebbe stata l’udienza per l’affidamento in prova». L’avvocato Elias Vacca, di Alghero, è il difensore di Patrizio Iacono, il sardo di 21 anni accusato di tentato omicidio e dalle 3.50 di ieri formalmente in stato di fermo con l’accusa di tentato omicidio per il ferimento di quattro persone al Cep.

Insieme a lui seguirà la difesa del giovane anche il penalista pisano Giuseppe Carvelli che sarà presente all’interrogatorio di garanzia fissato per domani alle 10. «Lui e il fratello diciassettenne – racconta il legale – vivono in Toscana da anni, da quando la mamma ha deciso di lasciare la Sardegna per provare ad assicurare ai figli minori un’esistenza diversa da quella che ha avuto il padre Roberto, che ha una lunghissima storia criminale alle spalle e che è tuttora irreperibile da 4 anni dopo essersi sottratto all’obbligo della sorveglianza speciale. Del resto, ha pensato la mamma, ragazzi con quel cognome non avrebbero avuto vita facile ad Alghero dove se parli di malavita pensi subito alle gesta di Iacono».

Il fratello maggiore di Patrizio, Dimitri, sta scontando una pena per concorso morale in omicidio a Volterra: accompagnò un suo amico d’infanzia alla resa dei conti con un pregiudicato sardo con il quale aveva avuto una controversia: «Dimitri – precisa Vacca – non ha materialmente ucciso questa persona, ma è stato tuttavia moralmente complice del reato perché non si è mai dissociato dal gesto dell’amico, né ha rinnegato mai questa condotta. Perché? Perché una certa mentalità e determinati codici sono ancora ben presenti in Sardegna e non solo».

Un humus che ha respirato anche Patrizio fin da ragazzino. «La sua – dice l’avvocato – è l’esistenza di un giovane molto problematico che ha avuto un escalation criminale fin dai 14-15 anni: prima le scazzottate per dimostrare che non si ha timore di nulla e di nessuno, tantomeno dei bulli più grandi, fino alla tentata rapina per la quale è stato condannato in via definitiva e che stava scontando con la detenzione domiciliare a Pisa.

Più controversa e ancora tutta da chiarire invece la vicenda degli spari ad Alghero dell’anno scorso, dove invece riteniamo di poter provare la sua innocenza. Ora sembrava cambiato, tanto che aveva ottenuto il permesso per uscire qualche ora e presto avrebbe potuto ottenere l’affidamento ai servizi sociali per concludere l’espiazione della pena senza essere recluso. Non so che cosa gli sia passato per la testa e non posso escludere niente: né che abbia agito d’istinto in preda a un raptus che gli ha fatto perdere lucidità, né che lo abbia fatto perché ambisce a dimostrare ad altri di avere uno spessore criminale di un certo tipo».

Iacono secondo gli inquirenti non è stato collaborativo e ha sperato che non individuassero quel box con le armi e il telefonino nascosti all’interno e dai quali forse non si è mai allontanato, neppure durante la fuga. «Non mi sorprende – prosegue Vacca – che Patrizio non sia collaborativo. Lui non parlerà, se avesse dei complici non farà il delatore. Non posso escludere che abbia comunque ormai assunto una mentalità criminale a tutto tondo, forse anche all’insaputa della madre. Sono certo però che quelle armi non se le è portate dietro dalla Sardegna».