Pisa, 20 marzo 2017 - "Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi". Lo scrive nelle motivazioni della sua sentenza di condanna il giudice per l'udienza preliminare Elsa Iadaresta motivando l'applicazione di una pena a vent'anni di reclusione (scontata di un terzo per effetto del rito abbreviato) per la condanna dell'imputato per il reato di omicidio volontario e distruzione di cadavere della moglie Roberta Ragusa, svanita nel nulla la notte tra il il 13 e il 14 gennaio 2012, quando la donna scomparve dalla sua casa di Gello di San Giuliano terme.

Secondo il giudice, Logli "ha mentito sulla profonda crisi che attraversava da tempo il suo matrimonio" ma anche sulla sua lunga "rekazione extraconiugale con Sara Calzolaio, iniziata nel 2004 e che ha riferito solo il 16 gennaio 2012 allorché la donna lo mise alle strette". Infine, secondo Elsa iadaresta Logli "ha mentito anche dopo avere rivelato la relazione riferendo di avere effettuato una sola telefonata alla Calzolaio, quando in realtà ve ne sono state tre consecutive, l'ultima delle quali alle 00.18 di appena 28 secondi" della notte in cui scomparve Roberta. Secondo il giudice, Logli è stato "il protagonista di una galassia di menzogne che non risparmiavano nessuno". E' un uomo, sottolinea Iadaresta, "dall'indole menzognera e con una consistente insensibilità d'animo, palesata non solo nei riguardi di Roberta, ma anche di Sara, donna della quale si dice innamoratissimo, ma che costringe a una vita da perenne amante". Il giudice afferma anche che l'imputato "ha mentito sulle modalità con le quali si era procurato i graffi alla tempia, sullo zigomo sinistro e sulla mano sinistra: tutte lesioni compatibili con una colluttazione" mentre lui "in un caso ha riferito di esserseli procurati sbattendo contro uno spigolo, nell'altro ha dichiarato alla Pg di essersi graffiato contro i rami del suo ulivo in giardino; ha insistito nel prospettare un allontanamento della moglie in un momento di scarsa lucidità mentale della donna per le conseguenze del trauma subito (durante una presunta caduta dalle scale in casa, ndr), quando invece segni fisici e psichici di tale presunto trauma non furono colti da nessuno di coloro che ebbero a che fare con Roberta Ragusa prima della sua scomparsa (meno che mai dal medico di famiglia, dove la Ragusa si recò per farsi visitare dopo l'evento)". Infine, il giudice sottolinea che "Logli dichiara un alibi falso perché, lungi dallo stare in casa e a letto, quella sera uscì: infatti fu visto da Loris Gozi, dalla Gombi e dalla Piampiani; e perché sicuramente usò la Ford che poi frettolosamente parcheggiò in un posto diverso (e meno visibile) di quello usuale".

L'associazione Penelope, che tutela i familiari delle persone scomparse, esprime attraverso l'avvocato Nicodemo gentile, "grande soddisfazione in quanto il giudice ha ricostruito quanto da noi sostenuto circa l'indole menzognera del Logli che ha sempre negato anche quando era impossibile mentire:
rimane il dolore umano pensando ai figli e a Roberta che domani avrebbe compiuto 50 anni".