Pisa, 3 giugno 2017 -  UN CENTINAIO di pagine per ribaltare la sentenza del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa Elsa Iadaresta che lo scorso 21 dicembre ha condannato a venti anni di reclusione, con il rito abbreviato, Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, ritenuto colpevole dell’omicidio volontario della moglie e di averne distrutto il cadavere per ottenere l’impunità. E’ il testo del ricorso presentato nei giorni scorsi alla corte d’assise d’appello di Firenze nei giorni scorsi dai difensori di fiducia del contitolare della’autoscuola «Futura» ed elettricista della «Geste». Nel documento i legali di Logli - gli avvocati di Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri - contestano, fra l’altre cose, soprattutto l’attendibilità dei due testimoni principali dell’accusa - Loris Gozi e Silvana Piampiani - , i cui racconti - secondo la difesa dell’imputato - sarebbero tardivi e contraddittori.

CON LA CONDANNA il giudice Iadaresta aveva imposto a Logli anche l’obbligo di dimora, nelle ore notturne (divieto di uscire di casa dalle 21 alle 6), presso la sua abitazione in via Ulisse Dini a San Giuliano Terme (da dove sua moglie Roberta scomparve la notte fra i 13 e il 14 gennaio 2012), nonché il divieto di allontanarsi dai territori comunali di San Giuliano Terme e di Pisa. I giudici fiorentini del Tribunale del Riesame - presidente Livio Genovese, a latere Elisabetta Pioli e Pierfrancesco Magi - a febbraio avevano integrato l’obbligo di dimora notturno a carico di Antonio Logli con il divieto di espatrio e una “reperibilità”, che consiste nel comunicare preventivamente i luoghi in cui sarà rintracciabile.

NELLE 134 pagine delle motivazioni della sentenza - depositate lo scorso 18 marzo - il giudice dell’udienza preliminare Elsa Iadaresta scrive tra l’altro: «Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi». E poi: «L’uccisione di Roberta Ragusa ha costituito senza ombra di dubbio la scellerata soluzione di tutti i problemi che da tempo assillavano l’imputato e che, in quel frangente, sono diventati per lui tragicamente pressanti».

I DIFENSORI di Logli ribadiscono l’innocenza del loro assistito e confidano nel giudizio della Corte di Assise d’Appello (composta da otto membri: due giudici togati (uno è il presidente, l’altro il cosiddetto giudice a latere) e sei giudici popolari). Il questi giorni il poderoso fascicolo dell’inchiesta (oltre 12mila pagine), condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Aldo Mantovani, dovrebbe arrivare negli uffici dei magistrati fiorentini. Il processo di secondo grado dovrebbe essere fissato in autunno per poi celebrarsi nei primi mesi del nuovo anno. ovviamente a Firenze.