Pisa, 5 febbraio 2018 - Giubbotto antiproiettile e pistola M12 per le vigilanze fisse erano nel suo abbigliamento. Oggi veste una tonaca e fra le sue dita ci sono i grani del Santo Rosario. Tosca Ferrante è una delle quattro suore apostoline che, dal 2009, per volontà dell’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, prestano servizio nella Chiesa Universitaria di San Frediano, aiutando moltissimi giovani nella ricerca di se stessi e della loro vocazione di vita. Quella di Tosca, dal commissariato di polizia di Torpignattara al convento delle suore Apostoline di Castel Gandolfo e poi a Pisa, è una storia dolce e delicata che ella stessa ha raccontato ieri mattina nella trasmissione «A sua immagine» su Rai1.

Suor Tosca, il cui compleanno cade proprio oggi, arriva da Napoli. Padre muratore, madre casalinga, un fratello oggi colonnello nell’esercito, Tosca voleva fare l’infermiera. Conclusi gli studi magistrali, si iscrive a lettere moderne, ma nel 1989 partecipa al concorso per entrare in polizia. Ha 18 anni e questo è il secondo concorso aperto anche alle donne. Supera tutte le prove e prende servizio nel commissariato di Torpignattara a Roma. «Mi piaceva il contatto con la gente e l’idea di dare una mano a chi aveva bisogno. Anche questa è una missione e molti poliziotti la vivono proprio così». In tutti questi anni non dimentica mai il suo cammino di fede «iniziato – racconta – all’età di 3 anni in parrochia, grazie alla madre molto religiosa». A nove anni ottiene il permesso di recitare il rosario e vive la vita della sua comunità come catechista. D’estate, con i ritiri spirituali, inizia il suo legame mai interrotto con le Apostoline di Castel Gandolfo, dalle quali tornerà dopo sei anni in Polizia.

Un incontro le cambia la vita: «Fui trasferita al commissariato di Napoli per stare più vicina alla mia famiglia – racconta –. Una sera i colleghi arrestarono un ragazzo. In attesa della convalida del giudice, fui incaricata della sua vigilanza, così presi a parlare un po’ con lui. Era la prima volta che veniva arrestato. Era fragile e spaventato. A un certo punto mi chiese se potessi abbracciarlo. Gli dissi di no, perché non era previsto dal regolamento. Tornata a casa – prosegue – mi guardai allo specchio. Mi chiesi: ‘Chi stai diventando?’. Ho detto no a un bisogno essenziale di una persona: quell’abbraccio negato me lo sono portato dietro ancora oggi». Tosca chiede così un’aspettativa per motivi religiosi, ma le viene negata. Capisce che deve fare una scelta. Molla tutto, fidanzato, lavoro, famiglia e torna a Roma dalle Apostoline: «Era il luogo dove il Signore mi chiamava ad esprimere il senso della mia vita».

Da nove anni è a Pisa nella chiesa universitaria di San Frediano e, con quattro consorelle collabora con i quattro padri gesuiti: «Viviamo con i giovani e li aiutiamo nella loro ricerca per capire quale sia la loro vocazione. Il mio servizio è ascoltarli e interessarmi a loro. Anche questo è un modo per restituire quell’abbraccio negato, anni fa».

Eleonora Mancini