Pisa, 13 agosto 2016 - «E' stato un sopralluogo molto approfondito e svolto con la massima collaborazione dei militari». E’ il primo commento di Sofia Amoddio, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta che indagherà sulla morte di Emanuele Scieri, uno dei misteri italiani ancora irrisolti e avvenuta la sera del 13 agosto 1999 all’interno della caserma Gamerra di Pisa, sede del centro di addestramento dei paracadutisti della Folgore. Il corpo del giovane avvocato di Siracusa fu però scoperto il 16 agosto durante un giro di ricognizione interno alla caserma da parte di una pattuglia di parà. La vicenda all’epoca scosse il Paese e si ipotizzò anche una caduta in conseguenza di una «prova di coraggio» imposta alla giovane recluta o di un altro episodio di bullismo. Le indagini della magistratura non hanno mai chiarito il giallo, mentre la famiglia di Scieri ha continuato in tutti questi anni a chiedere verità e giustizia. Ora ci prova il Parlamento a dare risposte certe.

Ieri al sopralluogo in caserma ha partecipato una delegazione di deputati-commissari, in rappresentanza dei gruppi Pd e Movimento 5 Stelle, e oggi alle 12.30 la stessa presidente Amoddio, con una conferenza in prefettura, farà un primo punto sullo stato dei lavori della commissione che ha iniziato a lavorare nella primavera scorsa. «La visita - ha concluso Amoddio - è stata molto utile per prendere visione diretta dei luoghi dove è avvenuta questa tragedia e che non si sono modificati nel tempo, fatta eccezione per alcuni cambiamenti interni alla camerata dove dormiva Emanuele, mentre la torre dalla quale è precipitato è rimasta identica ad allora. Nel nostro apporofondito sopralluogo siamo stati accompagnati dai vertici della Brigata e del Capar che ci hanno offerto la massima disponibilità conducendoci in ogni luogo volessimo visitare all’interno della caserma. Anche da parte loro c’è la piena volontà di chiarire come sono avvenuti i fatti».

La commissione ascolterà anche Stefano Viberti, l’ex commilitone di Scieri e l’ultimo ad averlo visto vivo la sera del 13 agosto 1999, anche se Amoddio ha preferito mantenere il riserbo sulla data della sua audizione: «Preferiamo mantenere una certa riservatezza in questa fase - ha concluso la parlamentare dem - per evitare qualunque rischio di inquinamento probatorio». Diciassette anni sono moltissimi per sapere in che modo è morto il proprio figlio, ma Isabella Guarino, la mamma del giovane siciliano, non si è mai arresa e dopo la morte del marito Corrado continua la battaglia anche a suo nome.