Pisa, 13 agosto 2017 - POTREBBE essere definito un Indiana Jones del nostro mare. Guido Gay, ingegnere italosvizzero, laureato al Politecnico di Milano, è un appassionato velista e marinaio, con la passionaccia dell’esplorazione che negli ultimi anni è diventata anche una vera e propria attività professionale grazie ai suoi robot subacquei e al suo catamarano con il quale solca i nostri mari a caccia di tesori nascosti. «Metto a disposizione delle autortà la mia passione - spiega l’ingegnere - e per questo lavoro in convenzione sia con il dipartimento di Biologia dell’università di Genova che con la Soprintendenza ligure. Recentemente ho contattato la Soprintendenza di Pisa per segnalare le mie scoperte più recenti».

I resti del veliero ottocentesco individuato a 580 metri di profondità al largo di Capraia

TRE RELITTI di epoca romana, risalenti al primo secolo avanti Cristo, e individuati a centinaia di metri di profondità nel Mar Tirreno. Il 31 luglio un relitto romano individuato a circa 20 miglia a ponente di Pisa a 250 metri di profondità, il 2 e 3 agosto altri due relitti di epoca romana localizzati a 12 miglia a ponente dell’isola di Gorgona, in questo caso i giacimenti distano un chilometro l’uno dall’altro e, ipotizza Gay, «lasciano pensare che l’affondamento sia dovuto a una collisione tra due navi che trasportavano lo stesso carico». Sempre il 3 agosto l’ingegnere-esploratore ha individuato durante la navigazione con il suo catamarano, dotato appunto di un particolare sonar che serve proprio a scovare i tesori nascosti, il relitto di un veliero della seconda metà dell’800 con scafo in ferro adagiato sul fondale marino a 580 metri di profondità, 13 miglia a nord ovest dell’isola di Gorgona. Infine, il 6 agosto, sette miglia a sud est della Capraia, ha scoperto un’aereo inglese Beaufighter: «Ho già inviato le foto che ho scattato al relitto al museo della Raf - rivela Gay - che ha confermato le mie intuizioni e mi ha permesso di identificare con esattezza attraverso la visione di un pezzo del motore e altri oggetti di che aereo si trattasse e la sua datazione».

Le anfore e i resti del carico delle navi romane affondate al largo del nostro litorale

NELLE SUE NAVIGAZIONI, principalmente tra La Spezia, dove fa base con il suo catamarano, e le Bocche di Bonificio, in Corsica, l’ingegnere italosvizzero, si avvale delle sue «creazioni»: i sottomarini robotizzati «Pluto» e il «Daedalus», un originale catamarano a vela dotato di un sonar sviluppato dallo stesso Gay che, sottolinea, «è capace di trasformare questa mia imbarcazione in una sorta di piccola nave oceanografica». «E’ grazie a queste attrezzature - afferma il nostro Indiana Jones marittimo - che sono riuscito a individuare questi tesori, che ho già provveduto a segnalare alla dottoressa Pamela Gambogi della Soprintendenza pisana. Dopo le ferie estive credo che ci sentiremo nuovamente per capire come procedere. Io non sono un esperto di archeologia, ma solo un grande appassionato e quindi non spetta a me dare giudizi in questo campo: certo è che che queste mie recenti scoperte possono almeno consentire di allargare le conoscenze che avevamo sulle rotte delle antiche navi romane». Già, perché, la localizzazione e la profondità in cui sono stati trovati questi relitti dimostrano, secondo Gay, che «la navigazione di epoca romana non era solo di cabotaggio, ma affrontava anche tragitti in alto mare e questo è un aspetto finora poco conosciuto e indagato e che invece, grazie a questi giacimenti individuati può essere approfondito, magari riscrivendo anche solo parzialmente la storia dei commerci di quell’epoca».

Gabriele Masiero