Pisa, 3 maggio 2017 - Con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza (venerdì prossimo 5 maggio), i difensori di Antonio Logli - gli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri - hanno presentato ricorso allo Corte di Assise d’Appello di Firenze contro la sentenza emessa lo scorso 21 dicembre dal Tribunale di Pisa. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa Elsa Iadaresta aveva infatti condannato a venti anni di reclusione con il rito abbreviato il marito di Roberta Ragusa, ritenuto colpevole dell’omicidio volontario della moglie e di averne distrutto il cadavere. Nelle 134 pagine delle motivazioni della sentenza - depositate lo scorso 18 marzo - il gup scrive tra l’altro: «Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi».

E poi: «L’uccisione di Roberta Ragusa ha costituito senza ombra di dubbio la scellerata soluzione di tutti i problemi che da tempo assillavano l’imputato e che, in quel frangente, sono diventati per lui tragicamente pressanti». I difensori del contitolare dell’autoscuola «Futura» ribadiscono l’innocenza del loro assistito e confidano nel giudizio della Corte di Assise d’Appello (composta da otto membri: due giudici togati (uno è il presidente, l’altro il cosiddetto giudice a latere) e sei giudici popolari). Il processo dovrebbe essere fissato in autunno per poi celebrasi nei primi mesi del nuovo anno a Firenze.

Intanto, su richiesta di Daniele Logli, il figlio maggiore (ventenne) della coppia, in modo da poter gestire i beni della mamma - sposata con Antonio dal 1991 in regime di comunione dei beni - , la commissione del Tribunale di Pisa presieduta dal giudice Leonardo Magnesa (a latere Roberto Bufo ed Eleonora Polidori) ha sciolto la riserva e ha dichiarato l’assenza di Roberta Ragusa essendo trascorsi almeno due anni dall’ultima notizia della persona scomparsa. Divenuta eseguibile la sentenza che dichiara l’assenza, il tribunale, su istanza di chiunque vi abbia interesse o del pubblico ministero, ordina l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente, se vi sono. Coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi, se l’assente fosse morto nel giorno a cui risale l’ultima notizia di lui, o i loro rispettivi eredi possono domandare l’immissione nel possesso temporaneo dei beni. La dichiarazione di assenza è un passo importante per poi arrivare alla dichiarazione di morte presunta, che in questo caso non potrà essere fatta prima della metà di gennaio del 2022, anche se la condanna di Logli passasse in giudicato.