Pisa, 5 febbraio 2018 - «Una centralina dell’Arpat qui a Calambrone in modo da avere delle risposte certe». I residenti non mollano ed attualmente è in corso una nuova raccolta di firme (centinaia già depositate nei mesi scorsi) contro le maleodoranze che aggrediscono una vasta fascia del litorale. Le firme raccolte saranno allegate ad un nuovo esposto all’Asl, all’Arpart, al Comune e non è escluso alle Procure della Repubblica di Pisa e Livorno.

L’esposto sarà sostenuto anche da ulteriori singoli esposti dei cittadini - un legale ha ricevuto l’incarico di fare azione di coordinamento e consulenza - in modo da rafforzare al massimo una situazione di disagio che si trascina da tempo e che non ha visto, per ora, alcuna soluzione. «Siamo costretti a tenere anche in piena estate le finestre chiuse, specie in alcune ore, senza poter godere della bellezza del nostro affaccio sul mare», dicono i residenti della colonie dai quali, stavolta, è partita la nuova iniziativa di protesta alla quale si stanno aggregando anche strutture turistico ricettive alcune delle quali avrebbero ricevuto commenti negativi al riguardo nei book on line sulla soddisfazione dei clienti: i cattivi odori non sono sfuggiti agli ospiti. Alla documentazione che sarà inviata a breve alle istituzioni e agli uffici competenti verranno allegate anche tutte le segnalazioni personali di quest’ultimo anno con specifiche da che ora a che ora si sente il cattivo odore, l’indirizzo e la richiesta di una verifica. E’ dall’estate del 2016 che l’ufficio relazioni con il pubblico di Arpat - come già reso noto dall’agenzia stessa - ha registrato un incremento significativo di esposti da parte di cittadini residenti a Calambrone per maleodoranze che gli stessi ritengono provenire dall’area nord di Livorno, in particolare dall’area di Stagno nel Comune di Collesalvetti, nella quale ci sono molte attività industriali. Arpat, nel luglio scorso, relazionò sulla vicenda e sull’attività svolta.

Nella relazione dell’agenzia emerse che un potenziale contributo all’effetto odorigeno percepito «potrebbe essere fornito dalla presenza delle navi a banchina nell’area portuale inteso come emissione di fumi della combustione dei motori e le eventuali perdite diffuse nelle operazioni di carico-scarico di prodotti petroliferi da e verso le aziende interessate (lavorazione o deposito di prodotti petroliferi)». Alcune aziende, interessate dagli accertamenti, hanno effettuato già le proprie indagini olfattometriche e stabilito alcune azioni di mitigazione «che in parte - spiegò Arpat - sono già state realizzate e in parte dovranno essere implementate secondo un crono programma proposto agli enti e istituzioni competenti».

I problemi , però, non sono risolti. Il culmine è tra mezzanotte e le prime ore del mattino. La stagione delle finestre sempre aperte è alle porte e dopo due anni ancora non si sa qual è la causa. Affitti estivi e prenotazioni potrebbero risentire del problema e danneggiare un grande lavoro di rilancio della zona che è stato messo in atto negli ultimi due anni. «Ma Arpat non si decide a mettere una centralina: perchè?», si chiedono i residenti. C’è da dire, però, che per la complessità e la molteplicità delle sorgenti coinvolte nel territorio l’individuazione di una fonte puntuale non è semplice. La battaglia è solo all’inizio.