Pisa, 11 gennaio 2018 - L’avvocato Andrea Da Prato del foro di Lucca, difensore del direttore dell’Istituto vendite giudiziarie, Virgilio Luvisotti, agli arresti domiciliari, ha diffuso un documento a nome del suo assistitito: «Il cavaliere Virgilio Luvisotti, stante la misura coercitiva con restrizioni che lo ha colpito, affida a me una sua prima riflessione sulla vicenda. Sento l’esigenza – osserva il legale – di dare voce ad un uomo che conosco personalmente da oltre venti anni e che giudico, insieme a molti altri, persona di alto profilo morale, professionale e di indiscusso valore, anche su piano etico. Il cavalier Luvisotti, con grande lucidità, tiene a precisare che la sua vita, spesa in nome dell’onestà, viene messa in discussione da un’indagine su un magistrato del Tribunale di Pisa, con il quale egli, per le sue funzioni di direttore dell’Ivg, e con i suoi collaboratori, ha avuto frequenti rapporti di lavoro. Il cavaliere ringrazia per gli attestati di stima ricevuti da moltissime persone, di ogni estrazione, anche a lui sconosciuti. A tutti dice, anzi grida con forza, in nome del suo percorso di vita e degli oltre sessanta anni di lavoro nell’ambito della Giustizia, che la sua risposta non si farà atendere e che è certo che gli stessi magistrati daranno atto della sua correttezza e onestà».

«Gli organi di stampa avranno, quando ciò sarà consentito, la sua risposta mediatica, pur consapevole che i danni oggi causati alla sua immagine ed onorabilità sono e resteranno irreparabili. Esprimo inoltre grande solidarietà e vicinanza a tutti i propri collaboratori dell’Ivg di Pisa, nonché a quelli dell’Ivg di Lucca, ove riveste la medesima funzione, conscio che l’accanimento mediatico di questi primi momenti recherà loro indiscutibile sofferenza. Fa sapere che scontato, e accattivante, sarebbe per lui concludere con la tipica affermazione, “ho fiducia nella Giustizia”, ma, al contrario mi impone di far sapere che non intende scadere a simili ipocrisie. Quanto ad aspetti più tecnici e difensivi, aggiungo, che stiamo esaminando l’intero incartamento procedimentale ma che l’accusa, così come oggi enucleata nella incolpazione contenuta nella ordinanza cautelare, è recisamente contestata e respinta. In questa fase, quantomeno per amore di fedele ricostruzione, persino di cronaca, osservo che le risultanze di una lunga e complessa indagine risalente già ai primi mesi del 2016, peraltro condotta con intercettazioni telefoniche, ha partorito ipotesi di associazione per delinquere nonché numerosi reati satellite cui il mio assistito è ritenuto (per quel che si legge in ordinanza) del tutto estraneo essendo attinto da un unico capo di imputazione relativo ad un unico fatto di asserita rilevanza penale».

Preme infine sottolineare che il Cavalier Luvisotti non riveste la qualità di socio né tantomeno di amministratore dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Pisa essendo invero Direttore di Istituto, figura prevista dalla legge, e di nomina da parte dell’Autorità Giudiziaria previo accertamento delle peculiari competenze e delle alte qualità morali della persona, caratteristiche queste che in Luvisotti sono marcate in ragione di un’esperienza ultracinquantennale, priva anche del minimo inciampo o della più tenue ombra».