Pisa, 9 gennaio 2018 - Lui non paga, lei vive alle soglie della povertà. Questa è la storia di un divorzio, di un amore finito, di una donna che «sopravvive» grazie alla Caritas e che era moglie e madre. «Non mi ha mai pagato un centesimo». E’ piccola, un po’ spaesata nell’aula di tribunale, ma assolutamente decisa a mettere ai ferri corti l’ex marito: l’ha querelato un’altra volta, perché non è il primo round. E l’ha portato sotto processo, per vedere affermata la sua colpevolezza in ordine al reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

I fatti accadono a Navacchio e la signora li riassume velocemente al pubblico ministero: «vivo con 290 euro al mese solo perché mi è stata riconosciuta l’invalidità – ha detto –. Sono malata davvero e con questi soldi fatico a pagare 40 euro di affitto della casa popolare che salgono poi a quasi 80 con le spese condominiali». Quelli che per tanti sono appena un po’ di spiccioli, per lei, sono un terzo dello paga mensile con cui deve mangiare e pagare le bollette. «Sono malata – ha aggiunto – lo sono davvero, tra le altre cose soffro anche di diabete. Dovrei osservare una particolare dieta ma non posso permettermi di fare una spesa adeguata: le diete costano. Anche riscaldarsi costa. Per me è tutto difficile».

Un’udienza lampo che ha offerto, tuttavia, uno dei volti di questa società dove a volte basta che una famiglia si sfasci per aprire le porte, spesso per entrambi, dentro la povertà. «Siamo divorziati da anni e non ha mai rispettato alcuno degli obblighi presi – ha aggiunto la signora –. Ho un tetto perché me l’ha dato il Comune, con una casa popolare. Mangio perché almeno fintanto che non ho avuto la pensione di invalidità mi ha aiutato la Caritas. Ora vediamo.... Con me vive mia figlia che ora ha 27 anni e che comunque lui non ha mai mantenuto».

«Da qualche tempo lei ha un lavoretto e porta a casa 400 euro al mese, mi aiuta lei, le resta poco», aggiunge, abbassando un attimo gli occhi, questa donna che si è visto costretta a raccontare in un’aula penale «pezzi» di privato, anche doloroso, che ognuno vorrebbe tenere per se. La querela è stata sporta alla stazione dei carabinieri di Navacchio. «E’ una delle tante querele – precisa –. Mai lui si è attenuto agli impegni presi». Il divorzio ha subito una modifica nel 2010 che prevedeva un piccolo assegno di mantenimento per la moglie e un’altro per la figlia che, però, non ha sporto querela verso il padre. Il giudice ha rinviato per prendere visione di tutti gli atti relativi al divorzio e aggiornato ad una prossima udienza per la definizione del processo. L’imputato è un sessantenne originario del sud Italia.