Pisa, 9 settembre 2017 - Un paravento in aula per proteggerla e ridurre il senso di vergogna. Dietro a quel separé, ieri mattina, ha raccontato la sua verità, con l’aiuto del padre.

Parole ascoltate dal collegio (giudici a latere Iadaresta e Grieco, presidente Beatrice Dani). Poco più che una bambina, un’adolescente che ha inchiodato un operaio 45enne, originario della provincia pisana ma che vive alle porte di Livorno. Le accuse, in generale, sono gravissime: adescamento di minori, detenzione di materiale pedopornografico, tentata induzione al compimento ad atti sessuali, corruzione di minore, sostituzione di persona.

All’uomo, assistito dall’avvocato Riccardo Ghilli del foro di Pontedera, è stato concesso il rito abbreviato (condizionato all’esame della minore) che era già stato chiesto al giudice per le udienze preliminari di Firenze. Richiesta che fu respinta e che invece a Pisa è stata accolta. Secondo l’accusa (in aula il sostituto procuratore Giovanni Porpora), l’uomo, con oltre 2mila amicizie su Facebook, avrebbe "agganciato" le ragazzine proprio su internet.

I carabinieri della stazione di Marina, comandata dal luogotenente Aniello Avigliano (anche lui ieri in Tribunale), hanno indagato a lungo in silenzio. L’ultimo caso contestato sarebbe avvenuto proprio sulla costa pisana e ha portato l’operaio in carcere per breve tempo (l’ordinanza di misura cautelare è stata impugnata e sono stati concessi i domiciliari che si sono trasformati poi in obbligo di dimora). L’ordine di carcerazione era stato eseguito a novembre scorso proprio nell’abitazione dell’uomo, dove era stato sequestrato materiale passato al setaccio dai reparti specializzati.

La prima confisca risale a due anni fa, quando iniziarono i guai per lui. Fu il babbo della poco più che bambina, che passava troppo tempo su Facebook e whatsapp, ad approfondire quell’amicizia strana e ad avvertire i militari intervenuti subito dopo l’incontro che sarebbe dovuto avvenire sul litorale. Gli uomini dell’Arma lo denunciarono. Da qui, un primo blitz nel suo alloggio dove furono trovati filmati con minori e anche indizi sulle presunte vittime.

I militari dell'Arma continuano nella loro attività, incrociando i dati e cominciando la lunga ricostruzione proprio sui social per capire quali e quante ragazze siano cadute nella rete. Le prove convincono l’autorità giudiziaria e scatta la misura cuatelare. Quindi, il fermo, con nuovi sequestri di cellulari analizzati. Per appurare anche chi siano gli intestatari.

Fino all’udienza preliminare: il procedimento si svolge a Firenze, poi, il dibattimento a Pisa, luogo dove sarebbe avvenuto il reato. Ieri, la deposizione della ragazzina-chiave nell’inchiesta, a porte chiuse per rispetto e privacy di lei, una bambina, il viso tondo, gli occhi sgranati.