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Partorita nel bagno dell’ospedale
La Procura chiede l’archiviazione

Jasmine era nata dopo appena 22 settimane di gestazione

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Genitori bimba nata prematura (Corsini)
Genitori bimba nata prematura (Corsini)

Pisa, 7 settembre 2010 - Nessun colpevole per la morte della piccola e sfortunata Jasmine. A conclusione delle indagini, infatti, il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Maddaleni ha chiesto l’archiviazione del caso perché in base agli atti il personale dell’ospedale Santa Chiara non ha responsabilità sulla nascita prematura e sul conseguente decesso della bimba, che era nata lo scorso 8 gennaio, dopo appena 22 settimane di gestazione, ed era spirata dopo 25 giorni. Una decisione - quella del pubblico ministero - alla quale afferma di non voler fare opposizione l’avvocato Luca Poldaretti di Cascina, il legale che cura gli interessi dei genitori della vittima, Vittorio Mini ed Emanuele Beretta.

 

Sia la consulente del pubblico ministero - la dottoressa Floriana Monciotti dell’Università di Siena - che quello della famiglia di Jasmine - il dottor Brunero Begliomini, perito della Procura della Repubblica di Prato - concordano, infatti, nel sostenere che anche se la puerpera fosse stata ricoverata il giorno precedente al parto, quando invece venne rimandata a casa, la gravidanza non sarebbe potuta proseguire ulteriormente. La mattina del giorno precedente il parto, Emanuela Beretta, incinta da luglio, si sente male: accusa acuti e ripetuti dolori al basso ventre e all’inguine, con perdite di sangue. La donna ha 28 anni, originaria di Caltanissetta, casalinga abitante a Cascina, aveva già alle spalle due distinte gravidanze che si erano interrotte dopo poche settimane con altrettanti aborti spontanei. Nel primo pomeriggio il suo convivente, il quarantaseienne Vittorio Mini, un muratore disoccupato, l’aveva’accompagnata in ospedale.

 

Dal pronto soccorso la puerpera era stata subito indirizzata al reparto di Ostetricia e Ginecologia. Dopo circa tre quarti d’ora di attesa, raccontati alla dottoressa i disturbi accusati, la donna era stata visitata e il medico aveva redatto una certificazione consigliando alla signora Emanuela di tornare a casa e riposarsi. "Ci è stato detto - aveva racconto Vittorio Mini - che potevamo stare tranquilli in quanto, verosimilmente, si trattava di una semplice cistite".

 

La poveretta aveva continuato ad accusare dolori, ma aveva cercato di resistere perché all’indomani mattina aveva già da tempo in programma una visita di controllo - essendo la sua una gravidanza a rischio - dal ginecologo di fiducia che la seguiva, il dottor Francesco Anelli nell’ambulatorio della Misericordia di Navacchio. Appreso l’accaduto e la particolarità dei dolori accusati dalla donna, lo specialista, prima ancora di visitarla, aveva subito chiamato un’ambulanza, dicendo che si trattava di contrazioni uterine. Trasportata al pronto soccorso dell’Ostetricia, la puerpera era stata sistemata nella stessa stanza dove era stata visitata il giorno precedente. Pochi minuti dopo il suo arrivo, la donna aveva avuto la necessità di andare in bagno, per cui le era stata portata una ‘padella’. Aperta la porta del gabinetto, e fatto un passo, da sola, Emanuela aveva partorito Jasmine.

federico.cortesi@lanazione.net

Federico Cortesi


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