"Colpiti alle spalle: Andrea
era in un lago di sangue"
La drammatica testimonianza di Stefano, investito insieme all’amico ucciso dall’auto pirata in via Luschi
Pisa, 1 settembre 2010 - Un colpo fortissimo, poi più niente. Quando Stefano si rialza, stordito e dolorante, vede solo sangue e il suo amico a terra. «Ho sentito una botta al fianco. Ci hanno travolti alle spalle», racconterà ai suoi soccorritori e alle forze dell’ordine che hanno raccolto la sua testimonianza. Preziosissima per ricostruire l’incidente di ieri in via Luschi, come scriviamo anche nella cronaca nazionale. Un incidente assurdo in cui ha perso la vita Andrea Peruzzi, lo studente 20enne, residente a Fabbriche di Casabasciana, Lucca. Lui e Stefano procedono in fila indiana verso via Gioberti, per la strada, accanto alle auto in sosta. Sono passate da poco le 9.30 quando una Fiat Punto grigia piomba loro addosso schiacciandoli contro le macchine parcheggiate.
Andrea, rimbalza sulla Punto, poi si schianta a terra e non si risveglia più; Stefano, che si trova dietro di lui, si rimette in piedi, ma vede subito il suo amico circondato dal sangue. «Chiamate un’ambulanza», urla insieme ai passanti e ad alcuni abitanti che si affacciano alla finestra. E l’ambulanza arriva in poco tempo, ma per il 20enne, che viene comunque trasportato in ospedale, si può fare poco. Ha sbattuto la testa violentemente sull’asfalto. I volontari soccorrono anche Stefano, portandolo al Santa Chiara.
In strada, restano un fiume rosso e la Fiat Punto, abbandonata. L’uomo, che era alla guida, e il passeggero, una donna, scappano, senza soccorrere i due ragazzi. La ricerca scatta immediatamente. Una ricerca difficile e che dura ore. Due gli indizi principali: la targa e un bagagliaio pieno di attrezzi, scope e secchi. La proprietaria, C. E. G., una brasiliana 42enne, ha un’impresa che si occupa di pulizie. Viene rintracciata, tramite il figlio, mentre si trova a Bergamo. E’ lei a mettere i vigili urbani sulle tracce del pirata. La municipale contatta l’uomo, giovanissimo, sul cellulare. E, dopo una lunga telefonata, lo convince a presentarsi al comando. Sono le 16.30 quando J.G.D.O.S., brasiliano clandestino di 19 anni, arriva in via Cesare Battisti. "Guidavo io", confessa.
Ma poi si difende: "Ho sentito soltanto una botta, non li ho visti". Ha avuto paura di quello che era successo ed è scappato. Ma alcuni testimoni lo descrivono. L’uomo, oltretutto, è senza patente, anche se ai vigili urbani dice di averla persa. Alle 18 viene portato in Questura per il fotosegnalamento. Alla stessa ora, si presenta la donna, che si trovava con lui. Una cinquantenne brasiliana che, come il connazionale, è clandestina. Per lei, scatta la denuncia. Il ragazzo, invece, che abita in città, viene portato in carcere.
L’accusa è di omicidio colposo e omissione di soccorso. Dalle prime analisi, il 19enne è risultato negativo ad alcol e droga. Proseguono ora gli accertamenti perché la vettura non era coperta da assicurazione: è stata sequestrata, oltre che penalmente, anche amministrativamente. Sarà la proprietaria a risponderne, la 42enne nei giorni passati aveva prestato la Punto al ragazzo. Al dolore infinito della famiglia di Andrea, si aggiunge anche la rabbia. Per loro, sarà contattata l’associazione vittime della strada che si occupa in questi casi di raccogliere i fondi. Ma saranno soprattutto la solidarietà e il supporto di chi ha già passato una tragedia così grande a dare un aiuto a chi voleva bene ad Andrea.
Antonia Casini
25/11/2011 - Pisa
Ingegneri elettrici e/o periti elettrotecnici
Azienda Leader Nel Settore Elettromeccanico


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