Sull’asta dei veleni
Adesso indaga
la Procura
L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio. Nel mirino gli atti del Comune che hanno portato alla vendita del locale
Pisa, 5 marzo 2010 - Abuso d’ufficio. E’ l’ipotesi di reato formulata dalla Procura che ha formalmente aperto un fasciolo sulla vicenda Caminetto di Tirrenia, il celebre locale del quale il Comune si è liberato nel 2002 per 691mila euro. La vendita di otto anni fa è avvenuta attraverso un’asta pubblica con un solo concorrente il quale è riuscito a strappare un prezzo addirittura al ribasso rispetto alla stima di partenza (fissata in 813mila euro) e poi ha rivenduto il complesso nel 2007 per una cifra intorno ai 2,5 milioni di euro dopo l’avvio di un ambizioso progetto per la trasformazione in residence turistico.
Proprio sui diversi passaggi dell’asta dei veleni si concentrerà l’attenzione dei magistrati che hanno aperto il fascicolo dopo aver ricevuto l’informativa con la quale palazzo Gambacorti avverte di aver avviato una procedura — la conclusione è attesa a giorni — per l’annullamento d’ufficio dell’asta e il conseguente recupero delle eventuali somme che l’amministrazione riterrà di aver perduto in seguito a questa vendita (in primis la differenza tra la stima del bene fatta allora e la cifra realmente incassata).
A spronare il Comune è stata l’iniziativa della Commissione di controllo, al cui interno il caso-Caminetto è stato sollevato dal consigliere di Rifondazione Maurizio Bini.
Ma se oggi il Comune, attraverso l’assessore al patrimonio Andrea Serfogli, corre ai ripari, come mai nel 2002 nessuno si è chiesto se tutte le procedure erano state rispettate? Domanda, questa, posta con insistenza anche dalla Commissione controllo e alla quale darà ora una risposta l’indagine dei magistrati.
La Commissione controllo ha chiesto di fare luce su tutti i passaggi della compravendita sulla base dei documenti esistenti, dal bando di gara del 2002 (firmato dall’allora dirigente Manuela Ballantini) ai criteri seguiti per la valutazione dell’area (verbale dell’ingegner Gabriele Ferri), stimata 813mila euro, alla procedura di gara con l’unica offerta presentata dalla Finsedal Srl per 569mila euro, poi saliti a 691mila (nella stessa giornata, dopo la richiesta di un rialzo da parte della commissione di gara, presieduta da Daniela Ballantini, composta da Daniele Berti e Laura Ballantini) fino all’aggiudicazione provvisoria, fatto salvo il diritto di prelazione della Avt (la società che fino al 2002 gestiva il Caminetto), il cui presidente era anche l’amministratore della Finsedal Srl.
Non esercitata la prelazione, si arriva alla cessione definitiva con atto tra Comune e 'Caminetto 3000 Srl', nome assunto nel frattempo dalla Finsedal. Poi nel 2005 la presentazione di un progetto per realizzare residenze turistiche e nel 2007 la cessione del complesso per circa 2,5 milioni alla Miramare Srl (completamente estranea alla vicenda). E ancora: i commissari hanno posto l’accento sul fatto che nel verbale di stima dell’area non si fa parola della possibile destinazione a residenza turistica.
Eppure nel 2002 quella possibilità era già prevista essendo stata votata fin dall’anno prima in consiglio comunale al momento dell’approvazione del Regolamento urbanistico dell’intera città. "Possibile — si chiedono i commissari — che nessuno si sia accorto che con una tale destinazione l’area avrebbe acquisito un valore ben superiore e nel verbale di stima di parli solo di destinazione a bar-ristorante, discoteca, comunque collegati all’attività principale ricreativa e culturale, in forma ssociativa)?".
Poi ci sono quelle che la stessa amministrazione individua e riconosce oggi come irregolarità nell’asta, quali "la concessione della possibilità di aggiudicare il bene al ribasso, in contrasto col Regolamento comunale allora vigente; la richiesta, fatta dalla commissione di gara all’unico concorrente, di presentare una seconda offerta (dopo la prima di 569mila euro, poi alzata a 691mila), anch’essa in contrasto col Regolamento; nonché l’aver aggiudicato il bene all’unico concorrente per quanto la sua offerta fosse inferiore di oltre il 10% del prezzo di stima e pertanto non valida".
Tutte osservazioni, queste, che vengono duramente contestate dai legali degli ex soci Finsedal, i quali confermano che la gara è stata regolare e che le procedure seguite all’epoca, comprese le modalità di valutazione delle offerte, erano già state adottate in casi analoghi e che, in ogni caso, la legge è chiara: dopo così tanti anni, mutati gli assetti proprietari, lo stato di diritto e la destinazione del bene, è di fatto impossibile tirare una riga e azzerare la situazione. La battaglia continua.
Guglielmo Vezzosi
25/11/2011 - Pisa
Ingegneri elettrici e/o periti elettrotecnici
Azienda Leader Nel Settore Elettromeccanico



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