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Nuovi investimenti per la famiglia Picchiotti e per il marchio «Leopard Yachts»

Cantieri Arno, si salpa con 30 milioni

di FRANCESCA BIANCHI
TRA LE LUSSUOSE imbarcazioni in questo momento lavorano tre generazioni della stessa famiglia. Da nonno Piero, come si fa volentieri chiamare, ai due nipoti Nicola e Marco. In...
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2009-07-10
di FRANCESCA BIANCHI
TRA LE LUSSUOSE imbarcazioni in questo momento lavorano tre generazioni della stessa famiglia. Da nonno Piero, come si fa volentieri chiamare, ai due nipoti Nicola e Marco. In mezzo stanno Sandro e Paolo, il timone dell’azienda, ma la storia va indietro di altre due generazioni, tutte impegnate a navigare e costruire barche da oltre un secolo. Un nome — Picchiotti, dal continuo picchiare sul legno — che in acqua sta dal 1907, anno di fondazione dello storico cantiere «Giuseppe Picchiotti & figli» poi trasformato nel 1935 in «Cantiere Navale Arno». Ora, con il marchio «Leopard Yachts», riprende la scalata sfidando crisi e mercati in stallo. Con una punta di orgoglio: «In 100 anni e più di lavoro mai un giorno di cassa intergrazione per i nostri dipendenti».

QUELLA che si è aperta ieri è la «nuova era» del Cantiere Arno. Una stagione di investimenti (30 milioni di euro per nuove linee di produzione e ampliamento della darsena) che parte con una squadra rinnovata: ai nipoti, entrati dalla porta principale nel consiglio di amministrazione, si è aggiunto anche il direttore commerciale Vincenzo Moccia — passato da Mercedes, a Bulgari, a Gucci fino agli ultimi anni nella Benetti — biglietto da visita per riacciuffare il mercato «mettendoci la faccia». I Cantieri Arno torneranno, infatti, ad occuparsi direttamente anche della parte commerciale dopo 33 anni di collaborazione con il Gruppo Rodriguez, incaricato in esclusiva della vendita delle imbarcazioni «Leopard». La famiglia, il nome, la tradizione ma anche le tecnologie e l’ingegneria pisana si metteranno di nuovo a disposizione degli armatori. Un po’ come faceva nonno Piero 30 anni fa.

IL CANTIERE occupa attualmente 80 dipendenti, tra impiegati e operai e a pieno regime le maestranze arrivano fino a 600 persone. In due anni l’obiettivo è quello di raddoppiare gli spazi e investire sulle risorse umane. Quattro capannoni per barche superiori ai 60 metri di cui uno — altro 24 metri — in grado di ospitare la costruzione di quattro yacht in simultanea. La palazzina per gli uffici interamente dedicata alla struttura organizzativa e progettuale fortemente rinnovata, una nuova gamma organizzata per linee di produzione che comprenderà anche un 56 metri in vetroresina disegnato dalla matita dell’architetto Bacigalupo, padre di «Leopard» e la divisione — altra novità — che si occuperà di progetti strategici per navi in metallo. Il tutto per un totale 22mila metriquadri coperti. Un «colosso» della nautica toscana e italiana, una ricchezza per il territorio e un segnale in controtendenza. Una scommessa che ha le radici ben salde. Quelle di chi — come ha sempre raccomandato Piero Picchiotti a figli e nipoti — prima di sedere a una scrivania di fronte a un computer impara a fare il mulettista, il magazziniere, l’operaio. L’uomo di cantiere.









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