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In calo produzione e export: preoccupata relazione all’assemblea degli industriali

Industria ko, ormai la crisi colpisce

di MARZIO PELU’
CRISI NERA. A parte qualche rara eccezione, sono tutti negativi i dati (provinciali) del 2008 relativi alla produzione e all’export dei vari settori dell’industria p...
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5323.jpg 2009-07-04
di MARZIO PELU’
CRISI NERA. A parte qualche rara eccezione, sono tutti negativi i dati (provinciali) del 2008 relativi alla produzione e all’export dei vari settori dell’industria pisana. E quello che si è visto finora nel 2009 non lascia ben sperare per il futuro. Anzi. Già si parla di un calo (di produzione, fatturato ed export) che sfiora addirittura il 25%. A tracciare questo quadro a tinte fosche è stato, ieri, il presidente dell’Unione Industriale Pisana, Pierfrancesco Pacini, nel corso dell’assemblea generale svoltasi nella sede di via Volturno alla presenza del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, del presidente della Provincia, Andrea Pieroni, delle massime autorità civili e militari e degli imprenditori pisani. Fra gli interventi, anche quello del professor Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che ha fornito il quadro marco-economico mentre Pacini ha illustrato i dati locali.

I SETTORI KO. Secondo quanto riferito da Pacini, l ’andamento produttivo complessivo è stato, come tutte le attività, penalizzato dall’andamento economico generale. «Il sistema manifatturiero — ha detto il prsidente dell’Unione — ha registrato una produzione in discesa, mediamente del -4,7%, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre del 2008 risultato peggiore della media regionale: il dato relativo alla produzione in Toscana del 2008 è infatti -4,2%. Nell’ambito di questo dato medio, alcuni settori sono stati più fortemente indeboliti dalla crisi, come la filiera della moda e quella dei trasporti, pur con maggiore incidenza nell’auto che nelle due e tre ruote. In particolare, la moda ha segnato un rallentamento e una discesa già a partire dal primo trimestre 2008, con il settore conciario che è passato da una produzione in calo del -7,2% fino a segnare il -10,45% in chiusura 2008. Anche il calzaturiero ha accusato segni di debolezza dal secondo trimestre, chiudendo l’anno con -6% nella produzione».

CHI SI SALVA. Sono pochissimi i settori che sono riusciti a mantenere un andamento positivo, «seppure con risusltati modesti — ha sottolineato Pacini — rispetto alle abituali performance: parliamo del settore terziario e dell’alimentare che nella seconda parte del 2008 ha registrato una buona crescita rispetto al 2007, chiudendo l’anno con un +5%». Una considerazione a parte, invece, merita il settore legno e mobili che «nel 2008 ha visto una dinamica instabile degli ordinativi, con oscillazioni negative e brevi recuperi. Anche il settore farmaceutico ha avuto oscillazioni simili, ma nel 2009 ha dimostrato segnali positivi di ripresa».

EXPORT. Particolamente negativa è stata, per tutti i settori, l’esportazione: a Pisa, il dato è estremamente negativo se confrontato con quello regionale. Siamo infatti di fronte a un -10% pisano contro un -5% toscano. «Le indicazioni del nostro campione di aziende — ha spiegato Pacini — ci forniva una prospettiva non confermata dopo il primo trimestre: il dato complessivo flette del 10,37% rispetto al 2007, mentre la media rgionale si attesta a -4,9%. La differenza è da attribuire alla diminuzione del flusso dell’export da parte di settori tradizionalmente legati alla domanda estera, quali il calzaturiero, il mobile e i trasporti». E non sono confortanti le prime indicazioni per il 2009 «che mediamente segnalano una riduzione su base annua di produzione (e quindi del fatturato) e dell’export intorno al -24%».

PROBLEMI E SOLUZIONI. Secondo il presidente dell’Unione, per cercare di uscire dalla crisi occorrerebbe «rivedere le modalità del credito (e in questo senso il prefetto di Pisa, Benedetto Basile, si è già attivato per istituire un osservatorio del credito)», «portare i tempi di pagamento dell’area pubblica alle indicazioni dei contratti» perché «oggi il trincerarsi dietro i vari patti di stabilità pare politica miope anche al più sprovveduto degli analisti economici, producendo, quale effetto, crisi delle imprese e costi sociali» e, infine, «rendere meno rigida la struttura del costo del lavoro». Pacini ha concluso con un appello a tutti, pubbliche istituzioni, sindacati, mondo del credito, a lavorare in sinergia cercando nuove soluzioni perché «da questa crisi o se ne esce insieme o ben pochi ne usciranno».









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