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«PRONTI a far causa al Comune perché non ha mosso un dito per mettere in sicurezza le nostre case». Il comitato dei cittadini residenti in via via Poggio a Isola 52/c, dopo tre mesi di...
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2009-06-28
«PRONTI a far causa al Comune perché non ha mosso un dito per mettere in sicurezza le nostre case». Il comitato dei cittadini residenti in via via Poggio a Isola 52/c, dopo tre mesi di attesa — a parta la rimozione delle terra scivolata ai piedi delle case — non ha visto risolto nemmeno uno dei veri problemi legati alla frana del 21 marzo, quando dall’ex cava si è verificato un distacco di terreno che ha reso inagibili le loro case per una settimana. Si tratta di 23 famiglie che furono costrette a lasciare le abitazioni per essere trasferite in alberghi della zona. Sul posto, la mattina dopo la frana, arrivò il vicesindaco Raffaella Grana che incontrò i residenti, dispose indagini immediate di monitoraggio del crinale, annunciò insieme al dirigente dei lavori pubblici Annunziati l’urgenza di verificare quali tipologie di interventi fossero necessari per mettere in sicurezza l’abitato.
Interventi che, a detta dei residenti, si sono limitati a portar via la terra. E che tutto debba essere ancora fatto è dimostrato dall’ordinanza emessa dall’allora sindaco Frosini e ancora in vigore che dichiara i garage inaccessibili. «Abbiamo fatto delle richieste al Comune ma nessuno ci ha dato ancora una risposta — dicono — Per noi è un disagio enorme non utilizzare i garage nei quali, a parte il posto auto, tenevamo un po’ di ripostiglio, la lavatrice e così via». I garage in questione sono dodici. «L’amministrazione uscente se n’è andata fregandosene in pieno — lamenta il responsabile del comitato — e lasciandoci in queste condizioni. Quella appena arrivata non sa che dire, e non da risposte. Il sindaco e i nuovi assessori chiedano ai lavori pubblici informazioni. Sapranno dire tutto quello che non hanno fatto ed il modo che c’è da fare. Siamo pronti a dare mandato a un avvocato di fiducia».
I residenti di via Poggio a Isola hanno anche un altro problema: l’allaccio idrico che potrebbe pesare sulle loro teste per 100 mila euro: «Acque ha detto che l’autoclave gestita dal costruttore di tutta l’unità immobiliare non va bene, serve un nuovo impianto. Abbiamo acquistato le case dall’immobiliare. Il Comune ha urbanizzato l’area. Non può toccare a noi pagare l’acquedotto, altrimenti anche per questo faremo causa al Comune e non solo».
Carlo Baroni









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