2009-05-31
di PAOLA ZERBONI
e MARZIO PELÙ
IL BILANCIO provvisorio conta almeno venti feriti nelle fila del servizio dordine poliziotti, carabinieri e steward e tre ultras nerazzurri in stato di fermo, accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti, lancio pericoloso di oggetti. Ma, appunto, si tratta di un bilancio soltanto provvisorio: altre denunce potrebbero fioccare nei prossimi giorni, quando gli agenti della Digos pisana avranno preso visione dei filmati delle telecamere fisse e di quelle mobili in mano a poliziotti e carabinieri, che hanno immortalato la guerriglia scoppiata fuori dallArena Garibaldi dopo la fine della partita casalinga col Brescia. Una partita maledetta, una squadra che non ha lottato, disattendendo ogni aspettativa. E lultimo sabato di maggio che ha segnato, con lepilogo peggiore, la fine dellavventura nerazzurra in serie B. Londa, anzi lo tsunami della rabbia, il pugno nello stomaco della delusione per il ritorno in serie C dopo 15 anni, quando si è capito che tutto era perduto , hanno trovato ben presto il loro sfogo. In pochi minuti via Rosmini, via Piave, via Gobetti, via Rindi, via Filzi si sono trasformate in un campo di battaglia. Da un lato il fronte degli ultras, con le sciarpe al collo e le lacrime agli occhi, dallaltro poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. I primi determinati ad aspettare luscita della squadra che è il commento di tutti, giù in strada ha condannato il Pisa proprio nellanno in cui si celebra il suo centenario. Dallaltro lato i reparti celeri con maschere antigas, fumogeni e manganelli. Là in mezzo per più di due ore è successo davvero di tutto. I marciapiedi sconnessi, con le pietre divelte in bella mostra nelle strade che circondano lArena, sono diventate munizioni alla portata di chiunque fosse disposto a lanciarle. E da quel momento gli agenti e i militari dellArma, schierati a blindare ogni varco che portasse verso il pullman dei nerazzurri di Bruno Giordano, sono diventati il bersaglio mobile della sassaiola. Quando le pietre son finite, son volati i mattoni, le bottiglie di birra, i pezzi di legno, gli accendini e persino qualche bicicletta, qualche motorino. Dei cassonetti hanno fatto cataste date alle fiamme. Se gli autoblindi hanno resistito allassalto, la stessa sorte non è toccata ad unauto dei vigili urbani, uscita a fatica e con diverse ammaccature dal fuoco incrociato di oggetti volanti non meglio identificati. I lacrimogeni sparati dai reparti celeri hanno a tratti disperso le cariche ultras. Due di loro sono caduti a terra, semiintossicati dal gas. Ma la rabbia era ancora troppo forte, anzi più forte che mai. «Siamo di più, carichiamoli», incitava qualcuno. E lassalto ripartiva, in unaltra strada, su un altro lato del marciapiede, nellemiciclo esterno tra la Curva Nord e la Curva Sud.
PIU DI DUE ORE di guerriglia urbana con un solo istante di tregua, quando fuori dai cancelli della Nord si è affacciato un anziano appoggiato al bastone. Voleva tornare a casa sua e un po come lo studente di Piazza Tien An Men, incurante di tutto si è avventurato con passo incerto, nel bel mezzo della calca ultras ed ha puntato dritto verso i mezzi blindati della polizia. Solo allora, dalla schiera dei tifosi, un ragazzo tra i più scalmanati ha deposto il mattone che stringeva in pugno, lha preso sottobraccio accompagnandolo verso lagente più vicino fra quelli in assetto antisommossa. Poi è tornato indietro, e ha ripreso il suo mattone. Solo intorno alle 20, la folla si è dispersa, quando la squadra ha lasciato lArena scortata dallelicottero della polizia. E londa della rabbia si è smorzata nella risacca della delusione. Il plotone si è sciolto, poliziotti e carabinieri sono tornati in libertà, chi a farsi medicare, chi a rifocillarsi con un sorso dacqua. Al termine di questo pomeriggio nero, il questore Fulvio Della Rocca ha voluto ringraziare il personale della questura e gli ufficiali dei carabinieri nel suo ufficio. «Nonostante le ferite, sono rimasti al loro posto, impedendo il massacro e danni più gravi», ha detto. Al popolo nerazzurroè rimasta solo la beffa della retrocessione.