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BUONA DOMENICA

Il "trasando" sull'albero di Natale

Cari pisani. Gente antica, gente di mondo, gente nota per la sua ruvidezza un po’ toscana, ma schietta e accogliente L'editoriale di Valeria Caldelli

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Valeria Caldelli (foto Corsini) Pisa, 4 gennaio 2009 - Cari pisani. Gente antica, gente di mondo, gente nota per la sua ruvidezza un po’ toscana, ma schietta e accogliente. La quantità di extracomunitari che, nonostante le molte polemiche, vengono alla fine accettati dagli abitanti, ne sono la prova. Come pure i molti studenti che, una volta terminato il loro corso di studi, scelgono di restare a vivere nella nostra città, ideologicamente e concretamente aperta al mondo.

 

Peccato, allora, che tra i molti pregi dei pisani ci sia anche un difetto vistoso, una brutta abitudine incallita. Parliamo del "trasando", parola sconosciuta all’Accademia della Crusca e anche ai più popolari vocabolari della lingua italiana. Quella del "trasando", infatti, è, oltre ad un’espressione, anche una caratteristica tutta nostra. Intendiamoci, anche se la parola è dialettale, si capisce bene cosa vuol dire. Ma si capisce ancora meglio camminando lungo le vie cittadine, sia del centro che della periferia. Frigoriferi e lavatrici buttate a casaccio sul ciglio delle strade, appena fuori dalle zone più frequentate, muri imbrattati di vernice dappertutto, senza risparmiare neanche le chiese e i monumenti, carte gettate sui marciapiedi nella più totale noncuranza dei cestini, cani lasciati liberi di sporcare persino le piazze e le vie più antiche, panchine e inferriate appena restaurate e già divelte. Inutile nascondersi dietro le accuse al servizio pubblico, «reo» di non pulire abbastanza bene la città, perché se questo qualche volta è vero, esiste però una responsabilità diffusa da parte dei cittadini, un senso civico poco sviluppato.
 

 

L’ultimo episodio di "trasando" riguarda l’albero di Natale, quello che l’amministrazione ha innalzato in piazza XX Settembre per fare gli auguri a tutti i cittadini. Il grosso abete è stato acquistato sulle montagne pistoiesi e poi addobbato grazie all’iniziativa dell’Avis che ha procurato sia le grosse palle che i numerosi Babbo Natale che pendono dai suoi rami. O meglio sarebbe dire che pendevano. Già prima del 25 dicembre, infatti, palle e pupazzi erano scomparsi fino ad un metro e mezzo di altezza. Prontamente reinseriti, hanno subìto una nuova razzia l’ultima notte del 2008.

 

E così l’albero di Natale dei pisani è tutto un «trasando», con buchi vuoti nella sua parte più bassa, quella a portata di mano. Solo in alto, dove è impossibile arrivare anche con una scala, l’abete ha mantenuto il suo aspetto natalizio originale. Un pessimo biglietto da visita per chiunque sia venuto a visitarci in questi giorni. Proviamo ad andare in altre città e vediamo come gli abitanti hanno conservato i loro addobbi per le feste. E allora, buona domenica, cari pisani schietti, però ‘sciattoni’. Ma poi meditiamo, e, per favore, evitiamo altri "trasandi".
 

valeria.caldelli@lanazione.net

Valeria Caldelli










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