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UN PICCOLO viaggio, un grande ritorno. Quello del terzo affresco di Benozzo Gozzo...

UN PICCOLO viaggio, un grande ritorno. Quello del terzo affresco di Benozzo Gozzoli che riprende la propria collocazione originaria all’interno del Camposanto Monumentale. L’opera, è p...
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2008-10-22
UN PICCOLO viaggio, un grande ritorno. Quello del terzo affresco di Benozzo Gozzoli che riprende la propria collocazione originaria all’interno del Camposanto Monumentale. L’opera, è partita dal Laboratorio di restauro della Primaziale Pisana in Campaldo, lunedì mattina: ricollocata sul nuovo supporto in vetroresina, la scena, otto metri per tre circa, è stata arrotolata intorno a un supporto ligneo circolare e montata su un camion per raggiungere la Piazza del Duomo. Qui, una volta in Camposanto, l’affresco è stato srotolato e attraverso un sofisticato sistema di ganci e carrucole, risistemato in parete. E’ qui che subirà gli ultimi lavori di fissaggio e di rifinitura pittorica.

CON LA SCENA de “La costruzione della Torre di Babele”, questo il titolo dell’opera, prosegue quindi la ricollocazione in Camposanto degli affreschi restaurati: La terza scena del grande artista fiorentino (1421-1497) si affianca agli altri due episodi già da tempo ammirabili, la “Vendemmia ed Ebrezza di Noè” e la “Maledizione di Cam”, ugualmente restaurati dopo il terribile incendio del 27 luglio 1944. Ma è già possibile vedere nella loro posizione originaria anche i lavori di Francesco Traini, Buonamico Buffalmacco, Taddeo Gaddi e Piero di Puccio. Degli oltre 2mila metri quadrati affrescati tra Tre e Quattrocento (il ciclo più grande d’Europa, luogo capitale dell’arte italiana e meta irrinunciabile per viaggiatori, artisti e letterati), sono adesso 459 quelli visibili nuovamente in parete. Una campagna di restauri indispensabile e complessa per porre rimedio al vistoso degrado che, fin dall’Ottocento, ha iniziato a colpire sia la tenuta del colore che dell’intonaco. Degenerazione aggravata: dall’incendio cui all’epoca si rispose distaccando gli affreschi, riportandoli su tela con legante a caseato di calcio e applicandoli su pannelli di eternit. Un primo restauro che, condotto sotto l’urgenza degli eventi con materiali di fortuna e con metodologie non sperimentate, ne ha evitato però solo temporaneamente la perdita.

IL LAVORO più impegnativo, è comunque quello che coinvolge il ciclo del Trionfo della Morte, dipinto entro la prima metà del Trecento da Buffalmacco. Opera i cui sintomi di degrado, con sollevamenti e cadute dei pigmenti, sono venuti alla luce solo negli ultimi anni. Gli affreschi vengono trattati alternando consolidamenti a delicate puliture per liberarli dalle sostanze estranee, staccati dai vecchi pannelli in eternit e ricollocati, con un nuovo legante, diverso dalla vecchia caseina, su un nuovo supporto. Così come è o fatto per l’opera di Benozzo Bozzoli con la quale, oggi, il Camposanto sta rinascendo. Al di qua della spoglia parete di marmo che si affaccia sulla piazza, il visitatore ritrova le sculture ottocentesche restaurate, i sarcofagi e i monumenti ricomposti, nonché gli affreschi in corso di ricollocazione. Quel prezioso insieme di capolavori che costituisce la fortuna artistica e letteraria e il profondo significato di questo celebre monumento nella storia dell’arte e della cultura europea.









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