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di GUGLIELMO VEZZOSI
IL CONSIGLIO comunale parla di gettone di presenza ai politici, ma la maggioranza di centrosinistra si divide e vota in ordine sparso facendo così passare due emendamenti...
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2008-07-24
di GUGLIELMO VEZZOSI
IL CONSIGLIO comunale parla di gettone di presenza ai politici, ma la maggioranza di centrosinistra si divide e vota in ordine sparso facendo così passare due emendamenti presentati da Sandro Modafferi (Arcobaleno, nella foto) e appoggiati anche dal Pdl. Argomento insidioso, quello del gettone visto che è ancora aperto un procedimento della Procura regionale della Corte dei Conti che ha messo sotto inchiesta 41 consiglieri della precedente legislatura ritenendo illegittima la delibera del 2005 con cui i politici si aumentarono l’indennità da 671 a 800 euro mensili lordi consentendo la scelta tra questa e il gettone. Ma secondo la magistratura contabile il passaggio all’indennità fissa doveva avvenire senza maggiori oneri di spesa per la pubblica amministrazone rispetto al metodo del gettone (che sempre nel 2005 venne diminuito da 103 a 80 euro). Ma così non è accaduto e dunque la Procura ha configurato un danno erariale di 310mila euro, soldi chiesti indietro ai consiglieri. In attesa di questi sviluppi giudiziari la legge Finanziaria ha ripristinato l’obbligo del gettone e la sua decurtazione del 10%. Per Pisa dunque siamo a 72 euro lordi per ogni seduta di consiglio comunale (in media 3 al mese) e di commissione (4 al mese), una cifra che è circa la metà del massimo consentito secondo un complesso calcolo previsto dalla legge.

SI TRATTAVA dunque di recepire con una delibera il nuovo sistema. Ma la discussione si è incagliata su un aspetto che tradisce usi e costumi tipicamente italiani, dai quali non sono evidentemente immuni certi politici di casa nostra. Come controllare cioè i furbetti, ovvero i consiglieri che arrivano a inizio seduta, si fanno segnare presenti e poi spariscono per fatti loro incassando gli stessi 72 euro lordi del collega che invece resta seduto a sorbirsi ore e ore di discussioni e dibattiti. Dalla IV Commissione era uscita la proposta unanime di introdurre in ogni seduta l’appello iniziale e finale e, allo stesso modo, l’obbligo di doppia firma. Ma una volta in aula sul testo sono piovute osservazioni: «Un metodo troppo farraginoso che comunque non offre la garanzia assoluta dell’effettiva presenza dei consiglieri. E poi c’è già l’appello in apertura della seduta» dichiara Modafferi presentando un emendamento per eliminare questi obblighi. «Senza contare — gli fa eco Riccardo Buscemi (Pdl) — che sta prima di tutto alla coscienza e responsabilità del singolo rispondere al dovere del proprio ufficio». L’emendamento dell’Arcobaleno passa con i voti anche del Pdl e di parte del Pd, così come il successivo che chiede di eliminare il pagamento del gettone in caso di «assenza giustificata» (altro sistema sfruttabile dai professionisti delle assenze). Ma al momento del voto definitivo sul testo così emendato è mancato il numero legale, forse perché qualcuno aveva proposto di estendere il sistema del gettone anche agli amministratori eletti nelle società derivate del Comune, che percepiscono ben più laute indennità. Se ne riparlerà nel prossimo consiglio.









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