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Al Santa Chiara una nuova tecnica praticata per la prima volta in Italia

Ora la sordità si cura col bisturi

di RENZO CASTELLI
NUOVI CONFINI della chirurgia otologica che, attraverso protesi impiantabili dietro l’orecchio, dà una mano alla sordità, risolvendo con apprezzabile successo anch...
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4603.jpg 2008-06-29
di RENZO CASTELLI
NUOVI CONFINI della chirurgia otologica che, attraverso protesi impiantabili dietro l’orecchio, dà una mano alla sordità, risolvendo con apprezzabile successo anche casi molto complessi. E Pisa è la prima città in Italia dove sia stato adottato in una struttura ospedaliera questa nuova tecnica operatoria. L’intervento avviene impiantando la protesi al di sotto della cute retroauricolare; sottocute vengono collocati anche il microfono ricevitore e la batteria di alimentazione che viene ricaricata come un cellulare. Non vi sono componenti visibili all’esterno e il paziente affetto da sordità può, con la protesi impiantata, fare qualsiasi attività sportiva, nuoto compreso. Il metodo, che ha ottenuto il marchio CE, è già utilizzato con successo nei paesi scandinavi e in Spagna mentre, prima struttura sanitaria in Italia, è adottata anche dall’Aoup di Pisa. Dice il professor Paolo Bruschini (nella foto), direttore al Santa Chiara dell’Unità operativa otorinolaringoiatria II: «La protesi sottocutanea, che è invisibile, consente di affrontare sordità dovute anche a malformazioni congenite e altri casi particolarmente complessi». Ma perché questa chirurgia è ancora poco praticata? Per due motivi essenziali. Il primo è la difficoltà di disporre delle protesi che hanno un costo elevato. «Noi - sottolinea il professor Bruschini - abbiamo fatto un progetto che è stato accolto con favore dalla nostra azienda ospedaliera universitaria. Voglio ricordare che il Santa Chiara è, per il nostro specifico settore di competenza, Centro di riferimento regionale per la chirurgia otologica». Il secondo motivo è la scarsa conoscenza di queste nuove tecnologia che solo recentemente hanno raggiunto anche l’Italia.

L’INTERVENTO chirurgico dura poco più di un’ora e comporta un ricovero ospedaliero di due giorni, quindi come una comune timpanoplastica. E’ un intervento complesso ma poco invasivo e per questo motivo è sempre ben sopportato dai pazienti. Possono essere operate anche persone anziane; secondo casistiche nel Nord America perfino oltre gli ottant’anni. Con quali motivazioni una persona affetta da sordità può decidere di rivolgersi verso la soluzione impiantologica? «La maggior parte dei pazienti che fanno la scelta chirurgica - dice il professor Bruschini - ha utilizzato in precedenza le protesi acustiche esterne. In genere, questi pazienti indicano tra i fattori di gradimento la prospettiva di avere il condotto uditivo libero, la qualità del suono, il miglior rendimento acustico anche in ambienti rumorosi. Ma possono esservi anche aspettative diverse. Ad esempio, i più giovani sono motivati dalla possibilità di poter praticare qualsiasi attività sportiva, affrontando anche competizioni. La motivazione principale resta tuttavia il fattore estetico, cioè la non visibilità della protesi, quindi la possibilità di cancellare definitivamente un segno cha stigmatizza una disabilità».









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