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L'ACROPOLI FERITA

Impalcature, buche e 'vespasiani': povero centro

I record, si sa, sono fatti per essere battuti. Le frontiere non vanno considerate immutabili, i limiti esistono proprio per essere superati, bella è l’idea che il mondo possa (o potrebbe) essere frequentato senza insormontabili divisioni

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Perugia, Le buche lungo la strada di Porta Sole (Crocchioni) Perugia, 26 agosto 2009 - I record, si sa, sono fatti per essere battuti. Le frontiere non vanno considerate immutabili, i limiti esistono proprio per essere superati, bella è l’idea che il mondo possa (o potrebbe) essere frequentato senza insormontabili divisioni.

 

S’era accennato nei giorni scorsi al ponteggio di legno che cinge da una decina d’anni l’edificio alla fine di Porta Eburnea, quello che ospita l’assessorato allo sviluppo commerciale e al turismo. D’accordo che le cose vanno meditate quanto basta. Ma qui pare proprio che ogni decisione sia stata rimandata... alla prossima scadenza. Che potrebbe essere la sistemazione della zona, già avviata e da concludere entro maggio.

 

Si diceva dei record. Già: palazzo Bianchi. Quello di fronte al Morlacchi. Anche qui da tempo immemore si innalza una palizzata con protezioni acconce per evitare il distacco pericoloso di qualche frammento delle malconce pareti esterne. Non è stato un segnale incoraggiante, questa eterna palafitta: un minimo di decoro avrebbe suggerito una pronta riparazione anche per evitare che la bruttura si specchiasse contro l’asfittico ingresso del teatro comunale.

 

File, gente che si accalca verso la porta e il botteghino, intasamento che si protrae lungo la strada e arriva dalla parte opposta, quella ingabbiata appunto, con automobili che cercano un varco. Tutto ciò dovrebbe concludersi, si spera. Il Comune ha ceduto l’edificio a un’immobiliare marchigiana, ha spostato gli assessorati. la soluzione appare forse più vicina.

 

Palazzo Bianchi, decoroso, ha storia fiammeggiante. Fu costruito da Alessandro Bianchi, avvocato penalista di grido, uomo di trascinante eloquenza. Quando nel 1873 la chiesetta di Santa Maria degli Aratri venne spostata nei pressi di san Francesco al Prato, il municipio deliberò di cedere alcune casette fatiscenti di fronte al teatro. Bianchi colse l’occasione favorevole: in cambio dell’area, solo il prezzo dei materiali recuperabili, l’impegno di demolire tutto e di costruire seguendo il progetto dell’Ufficio tecnico. Detto e fatto.

 

Solo che più tardi, il 30 agosto 1905, la cronaca nera nazionale impazzì per un delitto clamoroso: proprio il principe del Foro, l’avvocato Bianchi, fu trovato ucciso. Sgozzato nel mezzo di un’eclisse di sole. Con processone e condanna del colpevole. Questo per la memoria.

 

E sempre passeggiando nella parte alta della città, si vorrebbe sapere se basteranno le consuete iniezioni di catrame per curare le sconnessioni di piazza Michelotti, le due buche profondissime in via del Sole, il solco che attraversa via delle Prome e sembra fatto da una teoria infinita di carri romani da trasporto. Qualcuno potrebbe aggiungere: perché si parla solo di questo posto? Già, basta imboccare via delle Streghe e scendere verso il teatrino della Sapienza per avere un’idea abbastanza veriteria del cosiddetto percorso di guerra. Non raffiche di mitra e bombe, ma imboscate alle caviglie a esser fortunati. In mancanza di interventi più appropriati, catrame anche qui, e presto.

 

Cose minime, si dirà. Altri, ben altri, sono i quotidiani problemi di sicurezza. Però c’è via delle Cantine, per citarne una, che è diventata un vespasiano aperto giorno e notte, e bisogna affrettare il passo per passarci. Infine l’erba spontanea, la parietaria, che cinge il portale del Duomo, quello di Pietro Carattoli, del 1729. Ritmato e robusto, era verdeggiante un mese fa. Ora il sole ha infierito sulla vegetazione e l’ha quasi bruciata. In compenso sul lato destro, sopra la porta di Giovagnoni, un ciuffo vigoreggia come una bandiera. Lo spettacolo non è meraviglioso. Per il turista, per il cittadino, per chiunque sappia e voglia alzare gli occhi.

 

Potrebbe esserlo, uno spettacolo, quello della città sotterranea sotto il chiostro. E’ stato scritto più volte, un percorso serpeggiante nelle viscere di mezzo chilometro e anche meno che sbuca in piazza degli Aratri. Tutta la storia di Perugia, dall’Etruria alla Romanità, all’Alto Medioevo fino al Duecento e alla roccaforte dei Papi. Ritrovati i resti del tempio di Giunone, una strada etrusca e una romana, rovine solenni, scorci prodigiosi, la vicenda dell’uomo che si respira a ogni passo.

 

In un punto una stella polare incisa su un blocco di pietra: romanticamente piace pensare che la fondazione di Aperusen sia avvenuta proprio qui, E’ una meraviglia, Perugia underground. La Soprintendenza archeologica ha finito rilievi e studi da un anno e mezzo, qualche reperto è esposto al rinnovato museo di piazza Giordano Bruno. Basterebbe poco, aggiunge il profano, pochissimo. Ma l’attesa si prolunga, elastica. Peccato, sarebbe un biglietto da visita mondiale, un altro da aggiungere a una acropoli stupenda. A pensarci.

Mimmo Coletti

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