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I DRAMMI DEL LAVORO

"Vivo a rotelle ma mi offrono di guidare una ruspa"

Un battito di ciglia. La tuta da lavoro, mani forti segnate dalla fatica. E quello stipendio da portare a casa. Poi qualcosa va storto. Un carico di ferro ti cade addosso e, in meno di un istante, la vita cambia completamente. Non senti più le gambe. Stenti a tenere gli occhi aperti, lotti. "Per mio figlio, per mia moglie"

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Perugia, Gli infortuni che si consumano sul lavoro (Crocchioni) Perugia, 26 agosto 2009 - Un battito di ciglia. La tuta da lavoro, mani forti segnate dalla fatica. E quello stipendio da portare a casa. Poi qualcosa va storto. Un carico di ferro ti cade addosso e, in meno di un istante, la vita cambia completamente. Non senti più le gambe. Stenti a tenere gli occhi aperti, lotti. "Per mio figlio, per mia moglie".

 

Mario Pagliuca non può dimenticare. Le 'sue' lancette si sono fermate a quel 5 aprile del 2001. Un incidente sul lavoro, a Santa Maria degli Angeli, gli ha portato via le gambe. Il folignate, 46 anni originario di Mondragone in provincia di Caserta, faceva il magazziniere in un’azienda di manutenzione sugli impianti di pubblica illuminazione. "Ero un tuttofare - racconta -. Magazziniere, addetto alla pulitura dei pali della luce e qualche volta lavoravo anche in officina". Sarebbe stato assunto in meno di cinque giorni, ma l’incidente ha bloccato tutto.

 

C’era il sole, quel giorno. Stava accanto ad un muletto, carico di lunghi ferri. "Pali che non erano legati tra loro", dice. Il macchinario traballa e Mario si trova ricoperto di chili di materiale. "Vertebra rotta e tre costole inclinate", diranno i medici. E comincia così un 'calvario' lungo mesi. "Ero cosciente - spiega -. Le gambe non rispondevano più, mi sono subito accorto che la situazione era grave". Sette ore sotto i ferri. La moglie in sala di aspetto e una preghiera per Mario. Il fisico regge, la forza di volontà lo aiuta. "Ho sofferto tanto. Gli amici, la famiglia mi sono stati accanto, mi hanno fatto capire che non ero solo. La volontà, a volte, non basta".


Mario, c’è stato un incidente sul lavoro a Pilonico Materno: un giovane rischia di perdere l’uso delle gambe...
"Purtroppo questi episodi sono in aumento, in tutta Italia. Il posto di lavoro è sempre meno sicuro. Ho visto operai senza caschi di protezioni e questo succede perché mancano i controlli sui cantieri, non c’è un personale effettivo per sopperire agli incidenti. Spero che il ragazzo stia meglio, so cosa prova".


Lei lo ha superato?
"Ci è voluto tempo. Sono stato in rianimazione. Aprivo gli occhi e vedevo cose strane. Allora mi riaddormentavo di nuovo per non pensare".


Quanti interventi ha subito?
"Tre. Ricordo che mio figlio aveva cinque anni quando è avvenuto l’incidente. Domandava sempre a mia moglie: ‘Ma papà ritorna dall’opedale?’. E questo mi faceva stare male. Sono stati quattro mesi lunghissimi, senza muovermi. Ero dimagrito tantissimo, sembravo un grissino. Poi la sedie a rotelle mi ha dato coraggio. Sono diventato più autonomo e ho cominciato a fare fisioterapia e ad andare in palestra. Mi sono impegnato tanto per potenziare le braccia così da riuscire a spostarmi".


Come è cambiata la sua vita?
"Moltissimo. Prima lavoravo, adesso non più. Mi dedico a mio figlio e alla famiglia".


Ha cercato un altro impiego?
"Mi sono iscritto all’ufficio del lavoro, ma le proposte che mi sono arrivate sono state davvero assurde. Mi è stata offerta un’occupazione in una ditta: dovevo guidare una ruspa. Mi dica lei, come potevo farlo? E poi mi hanno chiamato per lavorare in una catena di montaggio a Gualdo Tadino. Tutte offerte che ho dovuto rifiutare. Non ce la facevo più, mi sentivo preso in giro".


Ha avuto aiuto dalle istituzioni?
"Non ho chiesto molto. Solo l’Inail mi è stata davvero vicina".

Daniele Cervino

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