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PERUGIA "DA VENDERE"

Turismo, le occasioni perdute
Grandi eventi ma poca promozione

Sotto la lente tre manifestazioni dal pubblico di età eterogenea: Umbria Jazz (edizione 2007) e le mostre 'Pintoricchio' e 'Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis'. In tutto un lavoro di 2 anni e mezzo finanziato con i contributi della Confcommercio di Perugia e della Fondazione Cassa di Risparmio

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Perugia, Bruno Bracalente, uno degli autori della ricerca 'Eventi culturali e sviluppo economico locale' Perugia, 2 luglio 2009 - Sotto la lente tre manifestazioni dal pubblico di età eterogenea: Umbria Jazz (edizione 2007) e le mostre 'Pintoricchio' e 'Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis'. In tutto un lavoro di 2 anni e mezzo finanziato con i contributi della Confcommercio di Perugia e della Fondazione Cassa di Risparmio. Un’analisi che ha evidenziato come i moltiplicatori economici attivati sui finanziamenti pubblici ("senza i quali gli eventi culturali non starebbero in piedi", ha detto Ferrucci) sono stati molto positivi.

 

Per un euro speso dalle amministrazioni se ne sono ricavati sette con il Pintoricchio, l’evento che ha attirato in assoluto più turisti: 101mila persone sulle 162mila totali. Si è arrivati invece a tre euro con Umbria Jazz mentre non c’è quasi stato guadagno con la mostra della Fondazione, visti i costi rilevanti coperti in minima parte, spiega la ricerca. Ma se si lasciano gli incassi totali e si iniziano a valutare gli scambi con l’economia locale, emergono dalla ricerca tre forti limiti della città. Che strozzano gli eventi.

 

Innanzitutto la ‘falla’ a Perugia di servizi alle imprese di alta specializzazione. Il capoluogo ospita eventi di grande rilievo, ma non ha agenzie pubblicitarie e di consulenza capaci di supportarne l’immagine. Dei 2,7 milioni di euro immessi nel sistema locale dalle tre kermesse, oltre la metà è andata a negozi e strutture ricettive e appena il 15% al terziario delle professioni. Per questo campo si dirotta Pil su Milano e Roma.

 

C’è poi un problema di offerta commerciale che non segue la qualità delle manifestazioni. Dai dati si desume che il più della spesa giornaliera (tra i 70 e 100 euro) del turista se ne va in ristoranti e hotel. Ben venga, ma il ‘turista culturale’ potrebbe comprare molto di più. "Un’ultima criticità - annota Ferrucci - è la proliferazione di iniziative, che porta a tre forme di cannibalismo. Quello per l’allocazione delle risorse, la lotta per accaparrarsi il turista culturale e infine la lotta interna per conquistare la visibilità mediatica nazionale. E’ logico che su 50 manifestazioni non tutte possono salire sul palcoscenico più alto". Il consiglio è: selezionare di più.

Marta Gara










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LA FOTO DEL GIORNO

Perugia, Festival dei Due Mondi Spoleto (AP)

FESTIVAL DUE MONDI

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